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Piazzapulita, Sabino Cassese spegne le polemiche sulle armi: nessuna violazione della Costituzione

Luca De Lellis
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“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Lo recita l’articolo 11 della Costituzione, uno dei principi fondamentali dello Stato italiano. L’opinione pubblica nostrana è divisa tra coloro che credono che l’invio di armi sia un modo indiretto di partecipare attivamente alla guerra, e chi sostiene che invece rappresenti una misura necessaria per aiutare un paese sotto assedio come l’Ucraina.

 

 

Nel corso della trasmissione condotta da Corrado Formigli, Piazzapulita, andata in onda giovedì 21 aprile su La7, è stato interpellato a riguardo un esperto come il Giudice Emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese, che ha esordito dichiarando: “Noi rifiutiamo la guerra come strumento di offesa, non di difesa. Uno potrebbe dire che questa non è la difesa della nostra patria, ma di quella ucraina. Però noi siamo legati da trattati, da convenzioni e da istituzioni. L’assemblea ONU, il Consiglio Europeo, la Corte Europea dei diritti dell’uomo, la Corte Penale Internazionale e la Corte Internazionale di Giustizia hanno espresso già delle opinioni di condanna. Ora, se come dice l’ultima parte dell’articolo, noi siamo vincolati a queste organizzazioni internazionali, dobbiamo tener conto di quello che fanno e del loro giudizio”.

 

 

Ad opinione del professor Cassese “Noi non siamo impegnati in un’operazione bellica, stiamo solo fornendo sussidi materiali, ospitalità ai rifugiati che scappano e armi a delle persone che si devono difendere”. E, in questo senso, l’Italia sta svolgendo “un compito veicolato da quella norma costituzionale e dai trattati internazionali in cima ai quali c’è la Carta delle Nazioni Unite che – ha chiosato il Giudice – all’art. 51, dice che tutti i paesi hanno diritto di difendersi”.

 

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