“Io ho la sensazione che senz'altro la guerra non stia andando come Putin avesse previsto e che ha delle difficoltà molto importanti.” Così Pietro Senaldi, ospite di Myrta Merlino durante la puntata di giovedì 10 marzo de L’aria che tira, il talk politico in onda su La7. Il condirettore di Libero crede che la guerra andrà avanti e che le trattative non decollino a causa di un occidente indeciso e di un’Ucraina che “non sa bene su cosa può contare, se non su una resistenza disperata dei propri cittadini”.
Ucraina, alla fine la spunta Pechino. Magri (Ispi): "Così la Cina si prepara a mediare con Putin", disastro Usa-UeZelensky, premier ucraino ormai diventato un eroe agli occhi dell’opinione pubblica, continua a fare appelli ai leader dell’occidente affinché aiutino l’Ucraina a resistere all’attacco russo. Questi appelli non trovano risposta poiché l’intervento dell’occidente, che potrebbe intervenire ad esempio attraverso l’istituzione di una no fly zone sull’Ucraina, comporterebbe l’entrata in guerra a tutti gli effetti contro la Russia, con tutte le drammatiche e inevitabili conseguenze.
L'aria che tira, lo storico Franco Cardini fa infuriare il giornalista ucraino Maistruk. "Scemenze", scontro brutale“Zelensky può arrivare al martirio integrale del suo popolo e al suo sacrificio umano, però non sa in questo momento su cosa può contare veramente dall'Europa. Il mondo occidentale non pensava che Putin sarebbe arrivato a tanto, che avrebbe mosso una guerra di questo genere, tradizionale. Ha sottovalutato la guerra a bassa intensità che c'è stata per otto anni nel Donbass, prologo di tutto quello che sta accadendo adesso” commenta il giornalista.
Nulla di fatto all'incontro in Turchia. L'analista: "Questa è la seconda guerra fredda. Serve una nuova Yalta"Manca, dunque, una strategia chiara da parte dell’Europa, della Nato, dell’occidente intero, e questa è la debolezza dell’Ucraina ma anche la forza di Vladimir Putin. Nel frattempo, l’unico contrattacco messo in campo sono state le sanzioni contro la Russia. Un tentativo non troppo aggressivo e, ad oggi, non risolutivo di convincere Putin a desistere e anche l’opinione pubblica russa ad opporsi alla guerra. “Non credo che le sanzioni a Mosca, nel breve periodo, determineranno una rivolta di popolo contro il dittatore. È una cosa che può accadere, ma la storia ci insegna che difficilmente accade” conclude Senaldi.
