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Il modello inglese abbatte il virus ma non le libertà individuali. Così Paragone inchioda l'Ue

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Mi è davvero difficile non strizzare l’occhio alla Gran Bretagna e chi mi legge su questo giornale lo sa benissimo avendo formato un nuovo partito che si chiama ItalExit Per l’Italia.  In Europa si sta parlando di obbligo vaccinale; lo ha fatto intendere la signora Ursula von der Leyen, la pretoriana tedesca a Bruxelles: «È l’ora di discutere sull’obbligo vaccinale e serve adattare il green pass ai richiami». Scelte analoghe si affacciano altrove. Io non so se tutto questo faccia parte di una strategia di comunicazione funzionale a spingere le persone a sottoporsi al siero senza arrivare all’obbligo; comunque sia trovo tutto questo assolutamente imbarazzante per come ormai l’Ue sia l’accrocchio più inutile che si potesse mettere in piedi. 

 

L’Unione europea - che, ricordo, fino a ieri era impegnata ad abolire il nome di Maria e i richiami al Natale - si è dimostrata succube e impotente di fronte alle multinazionali del farmaco nella negoziazione sui vaccini. Mentre la Comunicazione ci raccontava dei prodigi sulla miglior trattativa, per quattro euri di sconto la Commissione ha regalato a Big Pharma contratti segretati (con relativa segretezza su molte informazioni utili), potere di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, piena manleva e molto altro. Diciamo che nel braccio di ferro la strombazzata Ue si è dimostrata un poppante alle prime armi. Infatti Big Pharma sta facendo fatturati mai visti, con Pfizer che l’ha fatta da padrona grazie al boicottaggio di AstraZeneca, «colpevole» di uscire dai laboratori di quella Gran Bretagna liberata dal giogo di Bruxelles. Insomma un altro pezzo della battaglia Brexit.

 

Ovviamente l’Inghilterra non è la Germania e infatti si vede. Londra non avrebbe mai imposto né accettato un qualsivoglia obbligo, come invece ha fatto il futuro Cancelliere Scholz: «Possibile dal 1 febbraio 2022». E come ha recentemente prospettato la signora Ursula, ex pluriministro della Merkel. Oltremanica chi voleva vaccinarsi lo ha fatto da persona libera e consapevole, senza il vigliacco sotterfugio del green pass, del supergreenpass o del green pass con lode. La campagna vaccinale è stata condotta da paese libero, per nulla intossicato da un giornalismo che si fa voce del padrone e da presunti esperti che ormai hanno collegamenti sempre aperti negli studi televisi per tutti i talk del palinsesto. Da luglio non ci sono restrizioni, non ci sono tensioni sociali e non si fanno sceneggiate su dati interpretati al solo scopo di impaurire.

 

Repubblica recentemente ha ritagliato i dati dell’Istituto superiore di sanità sulle terapie intensive dicendo che il numero dei non vaccinati supera quello dei vaccinati. Vero, peccato però che nel titolo non ci fosse il riferimento che il numero dei decessi tra i vaccinati sia superiore a quello dei non vaccinati; idem per gli ospedalizzati. E che dire delle informazioni col contagocce che arrivano da Aifa sui danni da vaccino? Esiste ancora una farmacovigilanza oppure meglio non disturbare il Palazzo. Sembra che qui i dati non debbano arrivare ai cittadini, i quali hanno solo l’obbligo di acconsentire alle varie campagne come se si trattasse di un sacramento divino. Una volta, in tv, una scrittrice opinionista ha pure bollato come fake news la morte di Camilla Canepa a seguito della somministrazione del siero.

Aifa non dà risposte né informazioni sui danni collaterali, solleva mille questioni burocratiche per avere accesso ai dati; chiude alla idrossiclorochina basandosi solo su pochi studi e omettendone tanti altri di grande livello scientifico che dimostrano l’alta efficacia della stessa come primo intervento curativo.

In mezzo a tutto questo, il cittadino vede sfilarsi come se nulla fosse i diritti fondamentali e libertà fondamentali. Vede togliersi tutto quello che in Gran Bretagna mai si sarebbero sognati di toccare. Per questo infatti se ne sono usciti chiedendo a gran voce: Brexit!

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