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Covid, aumentano i contagi. Ecco le regioni che rischiano la zona gialla

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Aumentano i contagi in Italia. E torna lo spettro delle chiusure. Ci sono regioni che potrebbero ora rischiare la zona gialla. È stabile e sopra la soglia epidemica, l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero con un Rt a 1,12. Gli esperti della cabina di regia ritengono però che le stime di Rt siano poco sensibili al recente aumento del numero di tamponi effettuati, poichè tali stime sono basate sui soli casi sintomatici o ospedalizzati. Sul fronte ospedaliero, il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 4,2%, e in aumento rispetto alla settimana precedente. Anche il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale aumenta lievemente al 5,2%. Il numero di persone ricoverate in queste aree è in aumento da 2.604 del 26 ottobre a 2.992 del 2 novembre. In forte aumento il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (8.326 vs 6.264 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in aumento (35% vs 33% della scorsa settimana). È stabile invece la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (47% vs 47%). Diminuisce lievemente la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (18% contro 20%). La variante Delta, come nel resto d’Europa, rappresenta la quasi totalità dei casi in Italia.

 

 


Al momento tutte le regioni sono in zona bianca. Si passa dalla zona bianca alla zona gialla quando l’incidenza settimanale di nuovi casi supera i 50 contagi ogni 100mila abitanti, quando il tasso di occupazione in area medica sfora il 15%, e il tasso di occupazione in terapia intensiva va sopra il 10%. In zona gialla la mascherina va indossata anche all’aperto.  Alla luce di questi parametri il Friuli Venezia Giulia nel giro di tre settimane ha visto raddoppiare l'incidenza di nuovi casi positivi. 51, 96 e poi 139 nuovi contagi ogni 100mila abitanti I livelli di saturazione degli ospedali sono questi: 9% di occupazione delle terapie intensive e l'8% dei reparti ordinari. Non aiuta la vicinanza con la Slovenia, Paese che ha una percentuale bassa di vaccinati e quindi può rappresentare un motivo di rischio in più. Si susseguono da più parti gli appelli a vaccinarsi per cercare di arginare il dilagare dei contagi. 

 

 

Intanto, per smentire che l'Abruzzo sia diventata zona gialla, è sceso in campo il presidente della Regione Marsilio. «Sta circolando nelle ultime ore la voce che la nostra regione sia rientrata in zona gialla a causa del numero dei contagi in salita. Si tratta di una notizia non vera, che si è diffusa per una cattiva interpretazione dei dati del Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie che ogni 15 giorni diffonde la mappa aggiornata sul rischio nelle varie regioni degli Stati. Quest’ultimo, nel suo monitoraggio, ha parlato di "dati da zona gialla"", ma si tratta di una classificazione che non ha nulla a che vedere con quella che stabilisce le restrizioni che ormai conosciamo bene». Così, in un post su Facebook, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. «Quindi - evidenzia -, è vero che l’attenzione deve rimanere alta perché il virus c’è ancora e sta circolando, ma l’Abruzzo non è assolutamente entrato in zona gialla». 

 

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