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Ragazza in cura

Pompei, è giallo sulla morte di Grazia Severino. Ferite e caviglie spezzate, ma è un probabile suicidio

Si tinge di giallo la morte di Grazia Severino, trovata agonizzante e priva di sensi da un uomo a Pompei e poi morta nonostante l’intervento del 118. La ragazza non aveva mai accettato il suo corpo, e, anche se era in cura da uno psichiatra, non era assidua nell’assumere medicine. E così soffriva di sbalzi d’umore devastanti. Rifiutava il cibo ed era quasi diventata anoressica. Questo il quadro dietro il decesso di Grazia, portata al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.

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Inizialmente la prima relazione dei soccorritori ha fatto pensare a un episodio di violenza brutale anche a sfondo sessuale: caviglie rotte, tre ferite da lama al torace, abrasioni nelle parti intime, liquido. Il pm Antonio Barba della Procura di Torre Annunziata, con i carabinieri, ha poi disposto ispezioni e ricerche in tutto il palazzo a Pompei. Ma l’ascolto dei familiari e degli amici della vittima, che abitava con i genitori poco distante, hanno poi fatto delineare un altro quadro in questo giallo, suffragato dal ritrovamento della borsa della ragazza al quarto piano dell’edificio nel pianerottolo in cui è aperta una finestra, e poi di un paio di forbici. Si è cominciato ad intravedere così un possibile scenario di solitudine, mal di vivere, malattia mentale. 

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Secondo gli inquirenti, Grazia Severino, studentessa universitaria che proprio oggi avrebbe compiuto 24 anni, si sarebbe tolta la vita e non è bastato l’amore di amici e familiari che la accudivano e assistevano cercando di farle superare i problemi che aveva. Un primo ispezione cadaverica del medico legale mette nero su bianco atti di autolesionismo avvenuti con delle forbici e fratture compatibili con una caduta. Con le forbici, che avrebbe acquistato la mattina, la ragazza si è inferta dei tagli all’addome, non profondi da cagionarle la morte, ma tali da far pensare a un’aggressione a coltellate; avrà trovato il portone aperto del palazzo, ed è salita al quarto piano, provando a uccidersi con le lame e poi lanciandosi nel vuoto. La morte sarebbe per emorragia dovuta alla caduta. Una testimone ha raccontato di aver visto una ragazza piena di sangue correre su per le scale del palazzo. Si era pensato ad un inseguimento e anche questa ipotesi non trova al momento alcun riscontro investigativo. La salma è comunque sotto sequestro in attesa dell’autopsia e le indagini continuano. Ma le ricerche di un possibile omicida hanno preso ora un’altra strada.

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