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La moglie di Cutolo: "Curatelo, meglio la sedia elettrica del 41bis"

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«Ho incontrato mio marito in carcere a Parma un mese fa, era previsto un colloquio normale attraverso il vetro, ma mi sono ritrovata davanti una persona 90enne con una bottiglia in mano, non parlava, non dava segni, è stato bruttissimo vederlo in quelle condizioni. Mia figlia non si è sentita bene, non ha voluto restare più di tanto, e siamo andati via perché era inutile parlare con una persona che non alzava gli occhi, non riusciva a portare la bottiglia alla bocca, una persona che non rispondeva quando lo chiamavamo». Ad affermarlo, a tratti piangendo, è stata Immacolata Iacone, moglie di Raffaele Cutolo, intervenendo al Consiglio Direttivo di «Nessuno tocchi Caino-Spes contra Spem» dal titolo «41-bis: monumento speciale della lotta alla mafia, fossa comune di sepolti vivi».

Cutolo, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata, oggi ha quasi 80 anni ed è sottoposto al carcere duro dal 1992. Nel corso del Consiglio Direttivo, che ha preso spunto dall’uscita di un numero monografico sul carcere duro della rivista giuridica «Giurisprudenza Penale», la moglie di Cutolo, intervenendo all’interno della sessione «Storie e testimonianze in diretta dalla fossa dei sepolti vivi», ha poi aggiunto: «Io ho visto una registrazione di Provenzano, almeno lui alzava la cornetta, mio marito non ha alzato neppure gli occhi. Poi ci hanno mandato fuori perché ha buttato la bottiglia a terra, si è rovesciato un bicchiere di acqua addosso. Non riusciamo ancora a capire perché sta in quelle condizioni, e perché sta ancora in carcere. Io non dico di portarlo a casa, ma almeno in un posto dove venga curato».

«Quando mia figlia gli ha chiesto chi fossi io, lui ha risposto che ero la dottoressa. Poi ha abbassato la testa e non ha parlato più. Ma allora -conclude Immacolata Iacone- mettete la sedia elettrica, così noi della famiglia non soffriamo più, perché noi soffriamo di più, loro devono scontare una pena, ma noi che peccato abbiamo fatto?». 

Poi la moglie di Cutolo spiega: «Al 41bis hanno messo degli assistenti socio-sanitari, ma il 31 di questo mese il contratto che li prevede scadrà. Cosa accadrà a mio marito? Resterà da solo in una cella con delle piaghe, seduto su una sedia oppure allettato? Ho saputo che gli hanno dato un letto con materasso ad acqua e una sedia a rotelle. Lui ha problemi seri. Chiedo che sia curato, umanitariamente una persona deve essere curata, anche se lui sta pagando le sue pene, ma fatelo curare». Per Immacolata Iacone, «non va bene che stia là dentro, noi da fuori soffriamo, mia figlia di 12 anni ha dovuto vedere cose che non erano in conto, mi ha detto "papà non è più mio papà, perché non mi risponde, non reagisce". Giustamente mio marito sta pagando, ma lui con Dio ha detto basta, e non è giusto che si debba pentire per farlo curare. Anche se lì lo curano, non lo curano come si dovrebbe. Portatelo dove si possa curare».

Subito dopo la moglie del fondatore della Nco ha aggiunto: «Ma questo 41bis per mio marito a cosa serve? Sta in carcere da 40 anni, non ha contatti con nessuno, ha detto basta col suo passato quando mi ha sposato, che altro volete più da lui? Sta pagando la sua pena, ma basta, va bene così. Io ho fatto un’istanza per farlo venire a casa, ma solo per farlo curare, non perché lo voglio a casa, ho capito che non me lo daranno, ma almeno curatelo. Ma vale per tutti quelli al 41bis. Il carcere di Parma è un cimitero di vivi, stiamo solo spettando che lui esca coi piedi davanti, come Provenzano e Riina, li hanno fatti uscire morti, stanno aspettando che anche Cutolo esca morto da lì?».

 «Io non ho parole, anche per una bambina vedere quelle cose è stato brutto, ma io non accetto questa cosa, non l’accetto proprio. Il 41bis a che serve? Non ha più contatti con la camorra, non ha più contatti con nessuno, ne ha con noi, stanno facendo pagare il 41bis a me e a mia figlia, perché non solo lo pagano loro all’interno, ma siamo noi fuori che soffriamo di più vedendo in che condizioni sta. Da mesi -aggiunge- noi abbiamo fatto domanda per un geriatra e uno psichiatra, ma non ci hanno risposto, ciò significa che lo vogliono morto, devo dire, oppure devo pensare che quando l’hanno portato per il colloquio gli hanno dato qualcosa per fare in modo che non parlasse».

 

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