Il direttore dell'ospedale Sacco svela quanto siamo peracottari
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"Isolare il virus? Non è un'impresa eroica. Lo hanno fatto moltissimi laboratori. Direi che è la performance necessaria di un laboratorio di virologia di buon livello. Se c'è un laboratorio di ricerca e diagnostica che si occupa di virologia, deve essere capace di isolare un virus come questo". E' quasi la mezzanotte di giovedì 27 febbraio quando ascoltando in auto nel ritorno dal lavoro "Tra poco in edicola" su Radio Uno Rai, sento queste parole pronunciate in collegamento dal professore Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano. Sono i suoi collaboratori ad avere isolato la variante italiana del coronavirus, e nello stesso istante sulle reti tv della Rai si sta celebrando ancora una volta la scoperta scientifica come se fosse in grado di fare vincere a qualcuno il premio Nobel. Sento le misurate parole di chi avrebbe tutto l'interesse ad auto-celebrarsi e plaudo a una delle poche persone serie ascoltate in questi giorni di crisi sanitaria (l'altra mi pare essere il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri). Ma allo stesso tempo ho la sensazione di vivere in un paese dominato da una classe dirigente di peracottari. Mi vengono in mente i toni trionfali che hanno accompagnato analoga scoperta da parte dell'Istituto Spallanzani di Roma. Le foto opportunities con le ricercatrici del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La passerella dei politici, il drammone della precaria che avrebe meritato il Nobel e invece manco era assunta (ottimo che lo sia stata). L'idea di una classe dirigente di premiarsi perché nella ricerca (cui non destinasno un centesimo) siamo campioni del mondo. Che gran peracottari! Per fortuna però in Italia c'è anche gente seria. Onore al professor Galli, davanti a cui mi inchino riverente
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