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Ecco l'arsenale degli ultrà, 10 arresti

Anche i servizi segreti hanno vigilato sul derby Lazio-Roma. Sequestrate mazze, accette, seghe, molotov e tanto altro per combattere una guerra rosso sangue. È solo una parte dell'arsenale biancoceleste scoperto dalla Digos, insieme con altro materiale intercettato dall'intelligence. L'obiettivo era farla pagare ai romanisti e dimostrare di essere ultras più violenti degli altri imponendo il loro predominio sulla curva nord dopo lo scioglimento degli Irriducibili. L'altra sera finito il derby Lazio-Roma, gli scontri potevano degenerare in tragedia. I teppisti giallorossi hanno colpito, accoltellato, seminato terrore e distruzione: andando a cercare e aggredendo i laziali. Ieri il dirigente della Digos Lamberto Gioannini ha parlato di quello che era stato pianificato dagli ultras biancocelesti del gruppo «In basso a destra».

Bilancio: due denunciati e uno in manette, numeri che fanno parte del totale di dieci arresti dopo una notte di violenza (tre fermi per violenze durante la partita in tribuna Tevere). Sequestrate mazze, asce, seghe, coltellacci, martelli, catene, tirapugni, pistole elettriche, guanti di pelle da insossare per non lasciare impronte digitali, magliette e scarpe per cambiarsi al volo e ingannare l'eventuale riconoscimento. L'altra settimana, prima del derby i servizi segreti segnalano un'auto sospetta in viaggio verso Napoli. A bordo due ragazzi e due ragazze. Sanno che la missione è quella di fare provviste dai "dinamitardi" partenopei. Gli investigatori aspettano che facciano il carico poi fermano la vettura con 25 bomboni e 90 grossi petardi. A casa di uno dei due trovano tirapugni, passamontagna e pistola elettrica. L'altro colpo di scena dai controlli della polizia attorno allo stadio Olimpico mentre era infuocato dalla partita di calcio. È venuto fuori un altro arsenale di morte nascosto in una vettura parcheggiata a poca distanza dalla curva. L'hanno notata le forze dell'ordine per caso: al volante di un Kia è montato un antifurto a forma di mazza.

Gli agenti rompono il vetro, aprono il portabagagli e trovano di tutto: mazze, seghe, martelli, asce, magliette e scarpe che avrebbe cambiato le descrizioni dei soggetti. Arrestato un ragazzo: l'auto era del padre. Inevitabili le polemiche sulla sicurezza. Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, sottolinea che il piano predisposto dalla questura ha funzionato e che sarebbe stato impossibile militarizzare uno stadio ed una città. «Quanto successo - sopstiene – dovrebbe far riflettere che sarebbe utile e opportuno giocare alcune partite ad alta tensione di giorno o quanto meno in concomitanza con le altre partite di campionato e non in differita. Questo per non caricare maggiormente di ansia l'incontro sportivo». E per questo invita alla riflessione la Lega Calcio affinché valuti con «maggiore flessibilità gli orari e le scelte delle partite che concluderanno il campionato». Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, invece «è impensabile che si possa andare a colpire in qualche modo lo stadio o la città di Roma per quel che è successo». Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha deciso di presenziare la riunione dell'Osservatorio nazionale sulla manifestazioni sportive, in programma domani.

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