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MAGGIORANZA AI FERRI CORTI

Sarà il fronte secessionista, e non l'Europa, a far cadere il governo

Sarà il fronte secessionista, e non 'Europa, a far cadere il governo

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il governatore della Lombardia Attilio Fontana e il leader della Lega Matteo Salvini (LaPresse)

Non sarà l’Europa o lo spread a far cadere il governo, ma la spaccatura che si sta allargando sempre di più tra l’Italia del Nord e il resto della penisola. Al punto da alimentare un sentimento antimeridionalista – o, forse, semplicemente anticentralista – che ricorda da vicino gli umori che fecero la fortuna della prima Lega di Umberto Bossi.

È un sentimento che va oltre gli steccati tradizionali dei partiti. C’è un po’ di spirito nordista tanto nella Lega (e questo è ovvio) che nel Partito Democratico, persino nel MoVimento 5 Stelle.

Per comprenderlo basta dare un’occhiata ad alcune delle uscite più eclatanti di alcuni big politici del Nord nelle ultime settimane. L’ultima è stata quella del governatore della Lombardia Attilio Fontana sul tema dei termovalorizzatori. Nel bel mezzo dello scontro tra Salvini e Di Maio, Fontana se ne è uscito con un lapidario: “Se i Cinquestelle dicono che gli impianti non servono a nulla, da oggi in poi non accoglieremo più un chilo dei rifiuti in arrivo dal Sud”.

Qualche giorno prima era toccato al sindaco di Milano, il piddino Giuseppe Sala, il compito di tracciare un solco netto tra ciò che funziona al Nord e non funziona al Sud: “Qui a Milano ci sono tanti turisti e i negozi hanno bisogno di lavorare. Se Di Maio vuol chiuderli la domenica lo faccia ad Avellino”.

Parole che tradiscono un forte disagio di un Settentrione che va alla velocità del Centro Europa e sognerebbe ben altra politica economica (la Flat Tax?) rispetto al mero assistenzialismo del reddito di cittadinanza.

È quasi una spinta secessionista, insomma, che nelle sue file annovera a buon diritto anche il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino (“se vogliono bloccare la Tav siamo pronti a finanziarcela da soli”) che il collega del Veneto Luca Zaia (“il governo non appoggia la corsa Olimpica di Cortina e Milano? Bene, la finanzieremo noi”).

C’è del sentimento nordista persino nel MoVimento 5 Stelle, si diceva. O almeno così sembra scorrendo lo studio della Società Lattanzio, che ha dimostrato come il no alle infrastrutture (Tav, Terzo Valico…) risulti indigesto anche all’elettorato grillino lombardo, al punto da potergli far perdere – in quella Regione – addirittura il 3,5% dei consensi.

Chiariamoci: che esistessero due Italia era chiaro già dopo il 4 marzo scorso, quando il Nord fece registrare un risultato elettorale (trionfo del centrodestra) e il centro-sud un altro (trionfo del Cinquestelle). Il governo di unità nazionale – oltre a essere inevitabile – aveva il compito di provare a riavvicinare questi due poli. Ma – vuoi per incapacità dei protagonisti, vuoi per la gara continua a conquistare più consensi – ha finito per allontanarli ulteriormente.

Come si tradurrà questo stato d’animo in termini politici nel breve periodo? C’è spazio, in quello medio-lungo, per la nascita di un partito simile alla Lega delle origini che sostituisca quella di Matteo Salvini ormai proiettata sul piano nazionale?

Difficile rispondere alla seconda domanda, ma la prima sta da tempo tormentando i sonni del ministro dell’Interno. Che, finora, è riuscito a interpretare benissimo le istanze del Nord indossando, talvolta, i panni dell’oppositore dello stesso governo di cui fa parte. Ma presto l’ambiguità potrebbe nuocergli, complice anche una riforma delle autonomie regionali che stenta a prendere il volo.

La volontà di non perdere l’elettorato tradizionale della Lega sarà la molla che spingerà Salvini a far naufragare l’esecutivo. Nei suoi piani iniziali sperava di doverlo fare solo dopo le Europee, magari brindando a un successo elettorale che avrebbe impedito a Mattarella di salvare la legislatura con un esecutivo senza il primo partito del Paese. Ora le cose stanno precipitando. E i ministri più legati al Colle che ai partiti (Moavero Milanesi in testa) lo starebbero confidando da tempo ai fedelissimi: “Ben che va si arriva a dicembre”. Dopo la legge di stabilità, insomma. Non oltre.

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Commenti

  • coppogobbo

    mario

    Stipa

    19:07, 24 Novembre 2018

    Italia divisa

    L'Italia è divisa dal tempo dello sbarco dei mille a Marsala. Il paese, una penisola, come la Corea, va diviso in Italia del Nord e Italia del Sud. A nord progresso e civiltà, al sud Borboni e spaghetti. Oltre, naturalmente, Di Maio, Fico, De Magistris.

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