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Cuore, svolta ricerca: ridotto del 36% rischio primo infarto

Roma, 8 mag. (askanews) - Ridurre del 36% il rischio di primo infarto oggi è possibile: è questo uno dei principali dati che emergono dallo studio internazionale VESALIUS-CV, presentato al 57° Congresso Nazionale ANMCO 2026 in corso a Rimini. Un risultato che segna un cambio concreto nell'approccio alla malattia cardiovascolare, perché dimostra che intervenire quando il rischio è già molto alto anche senza eventi, riduce in modo significativo il rischio di eventi maggiori.

Questa evidenza arriva in un Paese, l'Italia, in cui le malattie del sistema circolatorio restano la principale causa di morte, con più di 220.000 decessi registrati nel 20221, su un totale di oltre 720.000 morti nello stesso anno. Un peso importante che impone di ripensare il modo in cui si affronta il rischio cardiovascolare, adottando fin da subito un approccio più intensivo e mirato.

"Finora l'orientamento nella pratica clinica ha portato a concentrarsi sull'intervento terapeutico dopo un evento acuto. Afferma il dott. Massimo Grimaldi, Presidente ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) e Direttore della Cardiologia dell'Ospedale F. Mulli di Acquaviva delle Fonti (Bari). Oggi abbiamo una consapevolezza nuova. Il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso in modo silenzioso e senza segnali riconoscibili, mentre la malattia è già in atto. Questo significa che abbiamo una finestra temporale importante in cui possiamo agire. Siamo davanti a un cambio di paradigma fondamentale per la cardiologia moderna e per il modo in cui dobbiamo prenderci cura dei pazienti".

Lo studio VESALIUS-CV ha coinvolto oltre 12.000 pazienti seguiti per più di quattro anni, tutti caratterizzati da un rischio cardiovascolare elevato o molto elevato, senza precedenti eventi clinici. I risultati mostrano che riducendo in modo significativo il colesterolo LDL, considerato uno dei fattori causali una delle cause dirette dell'aterosclerosi, si ottiene una diminuzione concreta degli eventi cardiovascolari maggiori come infarto e ictus.

"Il dato più rilevante è proprio la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare che si ottiene grazie all'utilizzo di evolocumab: questo risultato può tradursi in un impatto significativo sulla salute della popolazione e sulla vita concreta delle persone. Afferma il dott. Claudio Bilato, Vicepresidente di ANMCO, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell'Azienda ULSS8 berica e Direttore di Cardiologia degli Ospedali Ovest Vicentino. Significa evitare un infarto, un ictus o una complicanza che può lasciare conseguenze permanenti. La novità è che possiamo intervenire in una fase in cui il paziente non ha ancora avuto eventi, ma è già esposto a un rischio elevato. Nello studio VESALIUS-CV, l'impiego di evolocumab ha consentito di ridurre efficacemente il colesterolo LDL di oltre il 50%, raggiungendo i livelli intorno ai 45 mg/dL".

Oggi i cardiologi hanno a disposizione strumenti sempre più precisi per valutare il rischio individuale e terapie innovative in grado di ridurre in modo marcato il colesterolo LDL rispetto ai valori iniziali. Questo consente di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi e di costruire una protezione cardiovascolare personalizzata, adattata alle caratteristiche di ogni paziente.

I dati dello studio e quelli epidemiologici sottolineano che il rischio cardiovascolare non nasce all'improvviso, ma cresce nel tempo, intercettarlo e modificarne il decorso permette di cambiare le prospettive di cura di milioni di persone.

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