Almeno 8 morti per proteste in Cile, presidente: Paese in guerra
Santiago, 21 ott. (askanews) - Il Cile è nel caos, un paese in guerra come lo ha definito il presidente Sebastian Pinera. Il bilancio dei primi tre giorni di proteste nel Paese sudamericano è ancora incerto ma si parla di una decina di morti negli scontri con le forze dell'ordine, centinaia di feriti e 1500 arresti. Tutto è iniziato con l'annuncio di nuovi rincari e per l'elevato costo della vita: sono scoppiati tumulti e ci sono stati saccheggi in tutto il paese. "Siamo in guerra contro un nemico potente, implacabile, che non rispetta niente e nessuno e che è pronto a usare la violenza e la delinquenza senza alcun limite", ha dichiarato senza usare mezzi termini il presidente Sebastian Pinera, accusato a sua volta di essersi recato in pizzeria venerdì sera, mentre la capitale bruciava per le proteste. Intanto, per la seconda notte consecutiva, un coprifuoco è stato imposto a Santiago tra le 19 e le 6 del mattino, mentre lo stato d'emergenza è in vigore in diverse regioni. Quasi 10.000 poliziotti e soldati sono stati dispiegati dalle autorità cilene per cercare di soffocare le proteste. Le pattuglie militari per le strade di Santiago e nel resto del Paese sono le prime dalla fine della dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990). Il generale Javier Iturriaga, incaricato della Sicurezza pubblica dal capo dello Stato, da parte sua ha invitato i cileni a rimanere "calmi" e a non uscire di casa. Ma la situazione è di altissima tensione. Cinque persone sono rimaste uccise in un incendio di una fabbrica di abbigliamento, che era stata prima saccheggiata.
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