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FISE e Piazza di Siena, 100 anni di storia attraverso lo sguardo del Direttore Sportivo

Foto: Il Tempo

Teodorita Giovannella
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Nel 2026 si celebrano due ricorrenze fondamentali: i 100 anni della Federazione Italiana Sport Equestri e del Concorso Ippico Internazionale di Piazza di Siena. Un anniversario doppio che invita non solo a guardare alla storia dell’equitazione azzurra, ma anche a riflettere sulle sfide e sulle prospettive del suo futuro. In questo contesto si inserisce la voce di Francesco Girardi, Direttore Sportivo discipline olimpiche della FISE dal 2017 e già atleta olimpionico di concorso completo, che ripercorre i momenti più significativi del suo mandato e traccia la rotta verso i prossimi traguardi. 

Come è iniziata l’avventura da Direttore Sportivo?
«La mia vita lavorativa è sempre stata legata all’equitazione, prima da cavaliere e poi come tecnico, comunque sempre a stretto contatto con la natura e l’aria aperta. Poi è arrivata la proposta di assumere questo incarico con la candidatura dell’attuale Presidente della FISE Marco Di Paola. Eravamo stati insieme allievi di Adriano Capuzzo e, ritrovandoci dopo anni, abbiamo iniziato a confrontarci per capire se ci fosse sintonia d’idee. Non è stata una scelta semplice per me, sono entrato in un mondo diverso da quello che avevo vissuto fino a quel momento. Ho cambiato vita, intraprendendo un cammino stimolante e gratificante. Oggi posso dire di essere molto soddisfatto.»

100 anni di FISE, come si è evoluta in un secolo la figura del Direttore Sportivo e di cosa si occupa oggi?
«È una figura che non è sempre esistita all’interno della Federazione. Direttori sportivi come Marco Danese hanno contribuito a introdurre e consolidare questo ruolo, che oggi rappresenta un vero punto di raccordo tra le varie anime federali. In FISE lavorano tante persone competenti e preparate, il mio compito è fare da collante, evitando che si operi per compartimenti stagni. Le discipline equestri sono molteplici e trovare regole e linee guida comuni non è semplice. Proprio per questo credo che la figura del Direttore Sportivo sia diventata un riferimento fondamentale per il coordinamento dell’intero sistema. Il mio impegno poi si declina in diversi ambiti, dalla programmazione dell’attività sportiva, attraverso l’individuazione degli obiettivi a medio e lungo termine, fino alla presenza sul campo. Inoltre, sei anni fa abbiamo creato il Dipartimento Promozione e Sviluppo per sostenere i Comitati Regionali e rafforzare la diffusione del nostro sport. Con questa nuova organizzazione una parte importante del mio lavoro consiste proprio nel creare un collegamento efficace tra l'equitazione di base e quella di vertice.»

Come la Direzione Sportiva sostiene gli atleti?
«I cavalieri, soprattutto quelli impegnati in circuiti internazionali, hanno già un’organizzazione privata molto strutturata. In questo contesto, il ruolo della Federazione è quello di offrire supporto logistico e tecnico, garantendo una presenza costante accanto agli atleti. Inoltre, organizziamo degli stage, sia per il settore giovanile sia per quello senior, che rappresentano momenti d’incontro fondamentali per la preparazione tecnica, il confronto e la crescita sportiva.»

Come vede il futuro della Federazione?
«La Federazione sta evolvendo sempre di più verso un’organizzazione moderna. È fondamentale restare aggiornati e avere una visione aperta sotto diversi aspetti. Dal punto di vista tecnico dobbiamo continuare a lavorare sulla crescita dei giovani, accompagnandoli dalla base fino ai più alti livelli agonistici. Parallelamente, però, non possiamo permetterci di restare chiusi in uno sport percepito inaccessibile dagli esterni. Fondamentali restano le azioni di comunicazione e marketing: dobbiamo raccontare gli sport equestri anche ai non addetti ai lavori, non solo alla stampa di settore, valorizzando tutti gli aspetti positivi del nostro mondo. L’equitazione è una scuola di vita, favorisce il contatto con la natura, insegna la responsabilità, l’educazione, il rispetto dell’animale. Se non riusciamo a trasmettere questi valori, il rischio è che prevalga una narrazione limitata, quella di uno sport elitario. È invece importante far comprendere che, soprattutto a livello di scuola di base, i costi sono spesso in linea con quelli di molte altre discipline sportive.»

100 anni anche dalla prima edizione del Concorso Ippico di Piazza di Siena, cosa rappresenta questo evento per la FISE?
«Piazza di Siena è il nostro punto di riferimento. Quando è iniziato il mandato del Presidente Di Paola, la manifestazione attraversava un momento complicato e stava perdendo parte del suo fascino. Abbiamo fatto una scelta coraggiosa: ripristinare il campo in erba. È stata una vera scommessa... finché non ha saltato il primo cavallo non si poteva sapere se tutto avrebbe funzionato davvero! Fortunatamente si è rivelata una decisione vincente, che ha restituito una nuova immagine all’evento.»

Ha un legame personale con Piazza di Siena?
«Sono romano e da ragazzo frequentavo il Roma Pony Club. Il Concorso di Piazza di Siena era l’evento che aspettavamo tutto l’anno. Lo vivevamo dalla mattina alla sera, cercando di intrufolarci ovunque fosse possibile, spesso senza troppi permessi o biglietti. Arrivavamo in gruppo, era un’esperienza unica, fatta di sport ma anche di entusiasmo e goliardia. Per noi era davvero un’icona.»

Come misurerà il successo dell’edizione del centenario?
«Ci sono due aspetti fondamentali: quello organizzativo-logistico e quello sportivo. Dal punto di vista organizzativo vogliamo che tutti i partecipanti, soprattutto coloro che gareggiano nell’area del Galoppatoio, siano soddisfatti della location e dei servizi offerti. Dal punto di vista sportivo, invece, il nostro obiettivo è vedere protagonisti i colori azzurri. In questi ultimi anni abbiamo avuto la soddisfazione di vincere due volte la Coppa delle Nazioni e naturalmente il desiderio è riuscire a ripeterci. Piazza di Siena coinvolge tutta la Federazione, c’è una grande sinergia con Sport e Salute S.p.A. e un enorme lavoro di squadra, ogni aspetto dell’evento nasce da scelte condivise.»

Qual è il suo sogno come Direttore Sportivo?
«Il primo obiettivo è ottenere la qualificazione olimpica sia nel salto ostacoli sia nel concorso completo. Ma il vero sogno è conquistare un risultato importante, qualcosa che resti nella storia. Recentemente abbiamo celebrato i 100 anni della FISE insieme a tanti campioni che hanno vinto medaglie olimpiche, mi piacerebbe che questi non fossero solo ricordi del passato. I nostri cavalieri se lo meritano, montano bene e la loro equitazione ricorda quella dei loro predecessori che hanno dato lustro al nostro sport.»

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