Internazionali di Roma, polemica sui premi Slam
Sinner in versione sindacalista. Tra bagni di folla, deliri, 'santini' raffiguranti l'ultima divinità del tennis e gli attestati di stima da parte di un 'totem' del circuito come Novak Djokovic convinto che il talento italiano collezionerà molto presto tutti i nove Masters in circolazione, la 'prima' al Foro del numero uno finisce per declinarsi sul tema del rapporto ricavi-prize money nei Major. L'ipotesi del boicottaggio, sollevata con forza a Roma dalla campionessa bielorussa Iryna Sabalenka, resta viva nei circuiti Atp e Wta. E Sinner non ha mancato di piazzare i suoi lungolinea velenosi sulla vicenda sulla quale da oltre un anno i protagonisti del circuito fanno pressing rivendicando una percentuale più alta dei premi rispetto agli introiti generati dagli Slam, oltre a tutele maggiori sia dal punto di vista sanitario che pensionistico. "Siamo in un momento in cui maschi e femmine sono uniti, i soldi sono solo una conseguenza. E' una questione di rispetto che gli Slam ci devono portare, anche perché senza di noi il torneo non ci sarebbe". È stato il primo 'passante' di Sinner prima di farne un altro ancora più incisivo. "E' importante, siamo stati zitti per tanto tempo ed è giusto parlarne. Dietro le quinte stiamo facendo un buon lavoro. Noi non chiediamo il 50% dei ricavi del torneo, ci mancherebbe, ma prendiamo troppo poco. E' un discorso che non facciamo solo per i top ten uomini o donne, ma per tutti", ha aggiunto l'altoatesino evidenziando lo stato d'animo dei giocatori. La sensazione è che ormai non si possa tornare più indietro: "Credo che anche noi giocatori siamo un po' delusi dall'esito del Roland Garros, per esempio. Quindi ora vediamo cosa succederà. Credo che nelle prossime due settimane sapremo anche il montepremi di Wimbledon, speriamo davvero sia più alto. Quindi capisco che i giocatori parlino di boicottaggio, perché da qualche parte dobbiamo iniziare. Ormai è passato molto tempo. Poi vedremo cosa succederà in futuro", ha spiegato con tono deciso l'altoatesino che si era fatto portavoce delle istanze attraverso una lettera firmata dai primi venti giocatori del circuito Atp e Wta. Una posizione già avanzata anni fa da Djokovic che in conferenza stampa ha sottolineato come questa tema era stato da lui sollevato quando sei anni fondò la Ptpa, l'associazione indipendente per tutelare i diritti dei tennisti professionisti. "Osservo la situazione da lontano. Non ho partecipato a quegli incontri e a quelle conversazioni. Ma la mia posizione è molto chiara: sostengo i giocatori e continuerò sempre a sostenere una posizione più forte per i giocatori". Oltre la politica sindacale c'è il campo con Sinner che punta alla conquista di Roma, dove da 50 anni manca il trionfo di un italiano. Per avvicinarsi all'evento l'altoatesino si è preso tre giorni di totale stacco per ricaricare le energie dopo Madrid e in vista del Roland Garros. "Non mi sono allenato né sul campo né in palestra. Ho giocato a golf e a pallone. Era giusto farlo". Al momento Jannik non ci pensa. E non guarda neanche al Roland Garros dove proverà a sfruttare il forfait di Carlos Alcaraz. "Sono focalizzato sul presente ed è bellissimo tornare a Roma. Soprattutto dopo l'anno scorso che sono rientrato qui dopo mesi fuori e ho sentito l'affetto dei tifosi". Quello che gli ha tributato il Foro nel giorno del suo ingresso per un allenamento di un'ora accompagnato dai cori e dalle ovazioni del pubblico ad ogni suo colpo. L'attesa cresce e Sinner si sente pronto per diventare il nuovo principe del Foro
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