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Mondiali, Iran a rischio esclusione: decisione nelle mani della Fifa. E l'Italia spera ancora

Foto: Lapresse

Paolo Dani
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A poco più di un mese dall’inizio del Mondiale, restano aperti scenari incerti legati alla possibile partecipazione dell’Iran. Secondo Evelina Christillin, ex membro aggiuntivo Uefa nel Consiglio Fifa, l’ipotesi di un’esclusione non è remota. "Vedo abbastanza difficile la partecipazione dell'Iran al Mondiale. Il presidente della federcalcio iraniana ha detto che vogliono giocare, mentre il governo rianioano mi sembra molto più prudente. Manca un mese e mezzo all'inizio del Mondiale, veramente difficile immaginare la loro partecipazione, anche se io me lo auguro. Scenari? È tutto nelle mani della Fifa: secondo il regolamento 6.7 il Consiglio Fifa può decidere su suggerimento dell'amministrazione".

 

 

In caso di esclusione, la decisione spetterebbe al numero uno della Fifa, Gianni Infantino, e al Consiglio. "Quindi decide Infantino e poi fa votare il Consiglio dando il suggerimento che è meglio seguire. L'Italia ha il ranking più alto delle escluse, 12esima. Gli Emirati Arabi Uniti sono la prima squadra non qualificata dell'AFC, la confederazione asiatica. Permettermi un suggerimento di cuore: l'anno scorso, con un rigore piuttosto inesistente al 97', la Palestina è stata eliminata dall'Oman nelle qualificazioni asiatiche. Sarebbe un bel gesto ripescare la Palestina in questo momento".

 

 

Christillin interviene anche sul futuro della Federcalcio italiana e sulla successione a Gabriele Gravina. Un passaggio in cui cita il presidente del Coni, Giovanni Malagò: "Da grande amica di Malagò e avendo lavorato tanto con lui, soprattutto in campo olimpico ma anche in giunta Coni in tempi lontani, penso che Giovanni abbia dimostrato sul campo quello che sa fare. È una partita tutta da giocare, con il sistema elettorale ancora in vigore in Federcalcio e le suddivisioni in percentuali delle varie componenti. Bisognerà vedere anche quali saranno i programmi proposti da entrambi, a partire dalla diminuzione delle squadre del campionato di Serie A. Sono tante le riforme da fare, soprattutto gli investimenti sui giovani, sugli italiani, sui vivai e sugli impianti". Infine, l’analisi si allarga alle criticità strutturali del calcio italiano, con il confronto con la Germania: "L'esempio della Germania è da seguire, anche dal punto di vista dei bilanci: non esiste squadra che abbia problemi di budget, mentre da noi la situazione è abbastanza drammatica. Bisognerebbe aprire un file enorme sulla questione degli stipendi dei giocatori e dei procuratori e sul fatto che pesino per l'80% sul bilancio delle squadre. Nessun imprenditore è in grado di tener in piedi una cosa del genere. Bisogna partire dal basso. In più è evidente che le Nazionali Under funzionino benissimo. Ma poi dove vanno a finire questi ragazzi? Non è che la materia prima non ci sia, si disperde. Anche la parte fiscale è importantissima: dai proventi delle scommesse al decreto Crescita che non c'è più. Ci sono tanti argomenti sul tavolo, vedremo cosa ne uscirà".

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