Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Lazio, sogno Flaminio ma i soldi? Ecco cosa sappiamo del nuovo stadio

Foto:  Ansa

Martina Zanchi
  • a
  • a
  • a

Un «sogno responsabile» per uno stadio, il Flaminio, che rappresenta una parte importante della storia dei biancocelesti. Nei piani della Lazio dovrebbero bastare quattro anni di lavori, dal 2027 al 2031, per trasformare l’impianto abbandonato in uno stadio di prima categoria, che può ambire a ospitare le partite degli Europei 2032. Del resto la società ha presentato istanza per la candidatura del «nuovo» Flaminio, ha spiegato ieri a Formello il patron Claudio Lotito, durante la conferenza stampa in cui il progetto stadio, che prevede 480 milioni di investimenti, è stato sviscerato in diretta televisiva e sul web: dal piano parcheggi e mobilità all’aumento del 30% delle aree verdi (+96% di alberature) fino alla ricostruzione del ponte Bailey di Tor di Quinto, da usare come percorso pedonale. Meno dettagliata è stata l’illustrazione delle fonti di finanziamento, sulle quali i tifosi si interrogano e da tempo incalzano i vertici biancocelesti.

 

«Non ci saranno scatole cinesi», ha assicurato Lotito, spiegando che la Newco che stipulerà la convenzione con Roma Capitale, se l’iter si concluderà positivamente, sarà una «società posseduta dalla Lazio», che avrà la maggioranza. Una risposta che però non ha soddisfatto gran parte degli appassionati, così come la piuttosto stringata spiegazione fornita dai responsabili della società. L’apporto di capitale sarebbe di 79,9 milioni (così come riportato alla voce «finanziamenti dei soci» nel Piano economico finanziario asseverato e presentato al Comune), ne restano però 400 suddivisi, secondo quanto emerso a Formello, tra «apporto finanziario di terzi», ieri non specificati, e «fonti finanziarie ordinarie». Sempre nel Pef si parla di circa 284 milioni da fonti bancarie, nonché di un investimento iniziale dei soci di 5,25 milioni e di 24 milioni da contributi pubblici. Chi però ieri si aspettava risposte più precise, stando alla mole e al tenore dei tanti commenti comparsi sui social, è rimasto deluso. Non mancheranno occasioni per tornare sull’argomento dissipando ogni dubbio.

Ma al di là dei numeri, chi era presente al Training center di Formello ha portato a casa con sé una visione: quella di Lotito, di Pierluigi Nervi, presente in sala (è il nipote dell’architetto che il Flaminio lo ha progettato) e degli studiosi coinvolti nella stesura del piano, la cui portata innovativa è certamente quella della copertura. Una soluzione con cui si è convinti di superare l’esame della Soprintendenza di Stato, ente che sul Flaminio ha voce eccome, trattandosi di una struttura vincolata su cui il Comune dovrebbe riconoscere alla Lazio anche il diritto di superficie per 90 anni.

L’idea è concettualmente semplice, sfidante nella pratica: come una sorta di stadio nello stadio, sopra la struttura originale del Flaminio, in cemento armato, che verrà ristrutturata, si prevede di aggiungere un anello con relativa copertura realizzati in acciaio. L’architettura di Nervi non verrà toccata né nascosta, al contrario: sarà finalmente protetta dalle intemperie che, insieme all’incuria, hanno reso il Flaminio il rudere di oggi. A reggere la nuova struttura ci saranno 46 cavalletti, la metà dei 92 originali che quindi resteranno visibili.

 

In questo modo il Flaminio potrà ospitare 50 mila spettatori: 20 mila seduti sull’anello originale, 30 mila su quello moderno. Una volta pronto, come noto, il nuovo stadio verrà gestito da Legends Global, che ieri ha rinnovato il proprio impegno al fianco della Lazio. Ma siamo ancora alle fasi iniziali. Il progetto di «ampliamento» del Flaminio porta la firma dell’architetto Marco Casamonti, dello studio Archea Associati, e prevede di ridurre al minimo gli scavi (si sa che il sottosuolo in quell’area è "pericolosamente" ricco di reperti) limitando anche l’impatto acustico sul quartiere. Sono passati quasi quarant’anni da quando gli U2 in concerto infiammarono il Flaminio ma fecero anche tremare- letteralmente- i palazzi circostanti. Quello del 1987 fu un live memorabile peri fan di Bono Vox ma, nel senso opposto, lo è stato pure per i residenti, molti dei quali infatti oggi guardano con una certa ostilità alle ambizioni laziali. Ma la società - ha assicurato ieri Lotito - è consapevole delle preoccupazioni di chi vive intorno allo stadio, anche riguardo una mobilità già oggi pesantemente condizionata dalle partite all’Olimpico. Su questi aspetti ha lavorato il Centro di ricerca Focus dell’università La Sapienza (mentre Roma Tre ha curato la sostenibilità energetica).

Ecco quindi la scelta di delocalizzare i parcheggi a servizio dello stadio in zone non residenziali: ne sono previsti sette nuovi da oltre duemila posti complessivi, anche per i pullman, in corrispondenza del sottoviadotto di Corso Francia, in viale di Tor di Quinto e piazza Mancini, dai quali si potrà raggiungere «in sei minuti» lo stadio a bordo di navette, 25 minuti se si preferirà passeggiare lungo il ricostruito ponte Bailey. A 15 minuti a piedi c’è la metro A, ricordano i vertici della Lazio, e prima o poi arriverà anche la metro C con una fermata a piazza Apollodoro. E poi c’è la madre delle innovazioni proposte dalla Lazio: una nuova Ztl che si chiuderà nelle tre ore antecedenti e successive alle partite, lasciando accedere solo gli aventi diritto e i titolari di permessi speciali. Si vedrà come verrà accolta l’ipotesi in conferenza dei servizi. Per ora non resta che guardare al prossimo futuro con fiducia e un pizzico d’ottimismo. Quello che non sembra aver colto la Borsa italiana, visto che ieri il titolo della Lazio è sorprendentemente andato a meno 4,08%. 

Dai blog