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Il giorno nero di Reja "Siamo stati provocati"

Edy Reja, allenatore della Lazio

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Alla fine c'è quasi da tirare un sospiro di sollievo: in fondo, almeno per questa stagione, di derby non ce ne saranno altri. Per Edy Reja il giorno della quarta stracittadina persa su altrettante giocate è probabilmente il più difficile da quando siede sulla panchina della Lazio. Il weekend cominciato con le sue dichiarazioni spavalde, «stavolta tocca a noi», si conclude con la Curva Nord che per la prima volta non si limita a fischiarlo ma lo contesta duramente. Come se non bastasse, al termine della gara un Reja scurissimo in volto si concede l'ormai abituale, dopo le sconfitte, litigata con Massimo Mauro sulle frequenze di Sky. A far scattare la scintilla una punzacchiatura del tecnico al «provocatore» Totti: «C'è sempre lui in certe situazioni». Mauro prova a chiedergliene conto, lui, forse accorgendosi di essere andato un po' oltre, accusa il commentatore di voler creare la polemica, spiega di essere «incazzato» per la sconfitta e cerca di sminuire: «Totti è un grande giocatore e oggi ha disputato un'ottima partita». Qualche minuto dopo, in sala stampa, arriva anche la tirata d'orecchie a Radu per la testata a Simplicio: «Ha perso la testa, non può fare una cosa del genere a gioco fermo». Anche se il tempo delle recriminazioni non è finito: «L'arbitro poteva far sveltire le operazioni nel caso di quella punizione, dispiace esserci innervositi, ma siamo stati provocati». Il primo accenno di autocritica arriva soltanto quando gli viene chiesto il perché del quarto derby perso da allenatore, quello probabilmente giocato peggio: «Non abbiamo messo in campo il giusto approccio da derby - spiega - e ovviamente in questo ha delle responsabilità anche il tecnico. Mi aspettavo un atteggiamento più aggressivo da parte della squadra, invece nei primi dieci minuti la Roma ha fatto di più. Però, non mi sembra che fino al gol su punizione una squadra meritasse di vincere più dell'altra. Non è stata una bella partita». Fischi all'allenatore sono piuvuti anche al momeno delle sostituzione di Hernanes e Zarate. Ancora loro, ancora insieme, ancora nel momento in cui la Lazio deve raddrizzare una partita: «Non è che fino a quel momento, dopo un'ora e venti, loro fossero riusciti a superare la barriera difensiva della Roma», si difende il tecnico.   «Avevo bisogno di più fisicità - continua - di aggiungere centimetri con Kozak e degli inserimenti di Mauri. L'attacco non è riuscito a fare granché? Noi puntiamo sull'agilità più che sulla fisicità, su un campo di gioco così pesante era normale soffrissimo un po'». La scelta di dirottare Zarate sulla sinistra, invece, viene spiegata con «un'esplicita preferenza di Maurito e la maggiore propensione di Sculli al sacrificio su Riise». Archiviato con l'ennesimo dispiacere il derby, c'è da continuare una stagione che, almeno per quanto riguarda l'obiettivo Champions, si è messa terribilmente in salita. L'elenco degli indisponibili per la gara col Cesena è lungo: «Floccari è uscito per un piccolo risentimento dovuto a una botta, non dovrebbe essere niente di grave - dice il tecnico - ma ci mancheranno tutti gli squalificati. Anche per questo non dovevamo perdere la calma, il campionato non finisce oggi, abbiamo l'impegno con i tifosi e con la società di lottare fino in fondo». Poi Reja, consapevole che anche l'Europa League a questo punto potrebbe lasciare l'amaro in bocca, tenta un'ultima autodifesa: «La Lazio sta facendo il suo campionato, anzi, anche di più di quello che potrebbe». Ma l'impressione è che, nonostante questo, tra il tecnico goriziano e l'ambiente biancoceleste qualcosa si sia rotto.

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