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Cuore Roma

Tifosi giallorossi durante una partita della Roma (foto Gmt)

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Sembrava una passeggiata di salute per la Roma in vantaggio dopo 46 secondi all'Olimpico contro il Chievo. Invece la banda di Ranieri ha dovuto soffrire e stringere i denti per portar via tre punti importantissimi che fanno classifica e la rimettono al quarto posto aspettando oggi le altre partite delle squadre in lizza per il quarto posto. E con la Juve, impegnata stasera contro il Milan ritrovato di Leonado, solo un punto più su. Succede se non chiudi la gara quando hai sulla testa dell'ottimo Toni la palla del 2-0 dopo 5 minuti (gran cosa sulla destra di Taddei), ma soprattutto succede se si gioca l'intera gara in dieci: grazie anche alla pochezza dell'arbitro Mazzoleni. E succede se si sbaglia un rigore sacrosanto. Già, perché al colpo di testa di De Rossi (finalmente senza la maschera protettiva al volto) che fulmina Sorrentino quando il cronometro non ha ancora compiuto il suo primo giro, ha fatto da contraltare l'uscita con le mani fuori area di Doni su Abbruscato. Per Mazzoleni è rosso diretto (giusto) e Roma in dieci all'undicesimo minuto: brutta davvero. Gara compromessa? Macchè, i giallorossi si sono messi lì, hanno continuato a giocare senza lasciare respiro a un Chievo che ha fatto il primo tiro in porta al 37': qualcosa vorrà pur dire. La squadra di Ranieri parte col rombo, poi quando resta in dieci si mette con un 4-4-1 con Toni unica punta (giusta la decisione di far uscire Vucinic per far spazio a Lobont al posto dell'espulso Doni) e il Chievo non riesce a entrare nelle maglia di una difesa magistralmente diretta da Juan che è ovunque. Ma quello che ha impressionato di più è stato il cambiamento di un gruppo che si è messo a disposizione di Toni, cambiando modo di giocare e mettendo il campione del mondo in condizione di dimostrare di essere da Roma. Toni, all'esordo da titolare e alla prima uscita davanti al suo pubblico, ripaga quanti lo avevano voluto nella capitale. Gran partita, tutto ciò che arriva dal cielo è roba sua, lotta su ogni pallone, non la perde mai e guadagna un'infinità di punizioni: oltre al rigore che avrebbe potuto chiudere i giochi. E qui arriva l'errore grossolano di Mazzoleni che non espelle Mandelli (autore del fallo da rigore su Toni), già ammonito: sarebbe stata un'altra partita. Poi dal dischetto Pizarro ci mette il carico da undici sbagliando il penalty dagli undici metri che avrebbe chiuso la gara. La «punta di peso» ha fatto comunque la differenza e finalmente compreso quanto l'amico Totti (bello imbacuccato in tribuna con moglie al seguito) gli aveva pronosticato il giorno del suo arrivo: «Meno male che sei arrivato - aveva scherzato il capitano dal lettino della fisioterapia - così prendi le botte anche per me». Detto fatto: ieri Toni le ha date, ma soprattutto le ha prese, restando sempre però incollato alla partita con la voglia di un esordiente. Ha lottato da solo lì davanti contro tutti e raccolto una meritata standing ovation dell'Olimpico. Ma tutta la Roma ha girato quasi alla perfezione, concentrata e compatta, non concedendo nulla o quasi agli avversari pur giocando ottanta minuti in dieci, con il povero Vucinic costretto a lasciare il campo per lasciar spazio a Lobont dopo l'espulsione di Doni: che tra l'altro era al suo rientro dopo due mesi solo per l'infortunio di Julio Sergio bloccatosi nella rifinitura del mattino. Ranieri aveva chiesto la reazione dopo i tre minuti di follia di Cagliari e la Roma ha risposto: presente! Ora si riparte con la stessa voglia di prima perchè il quarto posto è ormai obiettivo «minimo» di questa squadra ritrovata... aspettando il rientro di capitan Totti: allora sarà davvero una Roma completa che può ancora far paura alle grandi.

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