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Duce.

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Perla maggioranza, principe dei fischietti. Di Montanelli l'immagine più fulminante: entrava nel campo da gioco col passo del proprietario che perlustra il proprio podere. Novantatre incontri internazionali, trecentoventotto partite di serie A. Un primato. Costruito attraverso rara abilità, inossidabile autorevolezza, piglio decisionale refrattario ad ascoltare in campo le ragioni del prossimo, giocatori, allenatori o dirigenti che fossero. Accadde spesso. In un Lazio-Milan del 1973 Concetto Lo Bello annullò il gol del pareggio del milanista Chiarugi, allontanò dal campo un irsuto Nereo Rocco e fece altrettanto con Gianni Rivera: conclusione, quattro giornate di squalifica per il giocatore. Anni prima, era il dicembre 1957, dopo un Roma-Inter, dopo la convalida di una rete per i milanesi, un verdetto sfavorevole (0-1) ai giallo-rossi, un vistoso scambio dialettico tra un tempo e l'altro con Antonio Busini, dirigente della Roma, e una diffusa partigianeria della stampa, venne querelato dal presidente capitolino Renato Sacerdoti. Tra le stagioni d'oro del siracusano, il 1960. Lo Bello fu il primo a raccogliere sul suolo italiano, a due passi dalla fonte Aretusa, la fiaccola olimpica consegnata sulle sponde elleniche all'equipaggio della nave-scuola Amerigo Vespucci. Era il 18 agosto, vigilia di quella che sarebbe passata alla storia come la meravigliosa estate romana. Pochi giorni dopo, Lo Bello risalì da Siracusa alla volta di Roma per dirigere la finale Iugoslavia-Danimarca. Tradusse in diretta un insulto lanciatogli in faccia in lingua originale da Milan Galic, miglior giocatore slavo e capocannoniere del torneo olimpico, e cacciò fuori dal campo l'attaccante: ignorava, l'incauto, come l'arbitro avesse addestrato le proprie conoscenze linguistiche a stretto contatto di piscina con Mitian Bonacic, slavo anch'egli, allenatore dell'Ortigia siracusana di pallanuoto. Del suo ruolo di tedoforo, e dell'arbitraggio della finale olimpica, Lo Bello conservò ricordi preziosi, immutati nel tempo. Immerso nel calcio, il discendente di Dionisio e Gerone fu in realtà uomo aperto a trecentosessanta gradi alla cultura dello sport. Ne furono testimonianza la sua ascesa, avvenuta nel 1976, alla presidenza della Federazione Italiana Pallamano, le responsabilità amministrative assunte nella città siciliana - insieme con una breve parentesi da sindaco - e l'assidua presenza alla guida dell'assessorato allo sport, da cui nacque la magistrale realizzazione della Cittadella dello Sport, gioiello per l'epoca, impianti per nuoto, pallanuoto, tuffi, pattinaggio, pallavolo, pallacanestro, tennis. In sostanza, l'arbitro si servì del calcio per aiutare lo sport. Amava dire: la pratica sportiva è sterile se non ottiene come risultato una profonda educazione morale e sociale. Parlamentare per quattro legislature, il siciliano Concetto Lo Bello diresse nel 1974, a cinquanta anni compiuti, la finale di coppa Uefa Feyenoord-Tottenham. Fu un altro primato. Morrà giovane, nel 1991, sessantacinquenne.

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