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La Juve non molla

juve - milan

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Di contro, i rossoneri sono durati poco, travolti in tutto e per tutto. Per loro non sarà facile recuperare lo svantaggio nei confronti dei cugini interisti. I soliti cori beceri delle curve juventine accolgono Carlo Ancelotti a Torino. Chissà mai cosa avrà fatto di male il Carletto da Reggiolo quando si è seduto sulla panchina bianconera: due secondi posti al limite dell'assurdo, il primo a favore della Lazio nella «piscina» di Perugia, il secondo inchinandosi malvolentieri alla Roma al termine di un campionato in cui le regole furono cambiate in corsa e i giallorossi poterono schierare l'extracomunitario Nakata, rivelatosi poi decisivo (al pari dello sciagurato Van der Sar) nello scontro diretto di Torino. Siccome però l'intelligenza non si compra al supermercato - e, se anche fosse, di soldi ne girano pochi - ecco che gli insulti si sprecano. Lui, il Carletto, è stato costretto a fare di necessità virtù: niente Kakà e Flamini, dentro Seedorf ed Emerson. Punta unica Pato, con Ronaldinho regolarmente al suo posto e Pirlo in mezzo a campo. Di contro, nessuna sorpresa in casa Juve: Marchionni vice Camoranesi, Del Piero con Amauri in attacco, Mellberg al posto dello squalificato Legrottaglie in difesa. Quasi per dare ragione a Berlusconi, il Milan comincia la partita nascondendo la palla alla Juve: otto minuti solo rossoneri e padroni di casa a guardare. Poi, quando Sissoko suona la carica aggredendo Pirlo, la Juve parte che è un piacere: un paio di conclusioni (Amauri in rovesciata, Mellberg di testa), poi il gol del vantaggio. Colpa di Jankulovski, che aggancia Del Piero (partito in fuorigioco) ai tredici metri obbligando Rizzoli a fischiare il rigore. Lo stesso capitano non si fa pregare: botta violenta, quinto gol in campionato anche se sempre su calcio piazzato. La reazione del Milan è rabbiosa: Ambrosiani si mangia un gol fatto su dipinto di Seedorf, Pirlo impegna Manninger su punizione e, infine, Pato pareggia dopo una combinazione tra Kaladze e Ronaldinho. Tutto molto bello davvero, nonostante la pioggia e un campo scivoloso. Ranieri è costretto a richiamare Nedved per De Ceglie: tatticamente non cambia nulla, nella personalità di chi sta in campo sì. Siccome però la Juve è fatta di marmo, ecco il nuovo vantaggio: angolo di Del Piero, dormita della difesa ospite (a zona, come al solito: lo seguo io o lo segui tu? Nessuno, alla fine) e inzuccata vincente di Chiellini. Basta? Certo che no, perché il Milan questa volta accusa il colpo. De Ceglie, proprio lui, pennella da sinistra per la testa di Amauri: lo stacco è perfetto, Abbiati nulla può e il 3-1 di fine primo tempo potrebbe apparire già come una sentenza. In realtà una deviazione sfortunata di Chiellini su tiro di Ambrosini riapre la partita a inizio ripresa: il rosso rimediato da Zambrotta complica però i piani del Milan, nelle cui file Shevchenko (entrato al posto di Emerson) appare sempre come un pesce fuor d'acqua. La Juve è fisicamente strapotente: Sissoko per Amauri, Kaladze non può nulla di fronte alla furia del brasiliano, il 4-2 è servito e la partita va in ghiacciaia così, con Del Piero che colpisce anche un palo. Trionfo juventino.  

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