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Illecito sportivo? Il dubbio ...

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Il cronometro dice che in quell'ultimo giro anche l'altro pilota della Toyota, l'italiano Jarno Trulli, è andato molto piano, probabilmente perché lui e Glock erano gli unici a montare ancora gomme da asciutto mentre tutti gli altri, sei giri prima, erano passati a quelle da bagnato in seguito a un improvviso sgrullone di pioggia tropicale. Però è impossibile non ricordare che due anni fa la Ferrari portò in tribunale la Toyota per una squallida vicenda di spionaggio industriale, e dunque non sospettare che quella resa finale possa essere stata una feroce vendetta postuma. Quali che ne siano state le cause, quel tremolante e incredulo controsorpasso a meno di un chilometro dal baratro ha fatto di Lewis Hamilton, a 23 anni e 8 mesi, il più giovane campione del mondo della storia. Un successo senza infamia ma anche senza lode. Non c'è grande merito, in questo trionfo che - vedrete - verrà acriticamente esaltato solo perché la pelle del ragazzo è di un colore diverso dal bianco. Di suo, infatti, Hamilton era incredibilmente riuscito a bissare la catastrofe dell'anno scorso, facendosi soffiare a soli tre giri dal traguardo il quinto posto che gli serviva da Sebastian Vettel e dalla piccola Toro Rosso motorizzata Ferrari. Questa è la nuda verità: Hamilton è veloce, grintoso, abile ma quando è sotto pressione diventa una pappamolla. Quest'anno non s'è macchiato di abominevoli frescacce come nel 2007, quando dilapidò 17 punti di vantaggio nelle ultime due gare, ma fosse stato per lui avrebbe comunque perso il titolo, incapace di resistere all'assalto di Vettel, uno che, lui sì, è destinato a diventare prima o poi un vero campione. Insomma, il Mondiale 2008 si è chiuso così come s'era svolto: grande spettacolo, grandissime emozioni ma sempre all'insegna di un equilibrio al ribasso. Tant'è vero che nel duello Ferrari-McLaren sono riusciti a inserirsi in tanti, dalla mediocre Bmw alla declinante Renault, oltre che - ricordate? - dallo stesso binomio Vettel-Toro Rosso, inverosimili vincitori del Gp d'Italia. Alla fine, insomma, l'ha spuntata chi ha fatto meno stupidaggini, non il più bravo. La Ferrari finge di festeggiare il titolo Costruttori, il sedicesimo della storia e l'ottavo negli ultimi 10 anni, ma sa di aver regalato l'unico alloro che conta davvero, quello Piloti, a un avversario più debole. Le rosse hanno vinto 8 gran premi, due più della McLaren, e totalizzato 21 punti più della scuderia rivale. Però la McLaren è riuscita a beffarla per un punticino rinunciando, con buon senso e umiltà, alla tattica suicida di mettere i propri piloti alla pari (quella che le era costata la vittoria nel 2007) e concentrando tutte le proprie risorse su Hamilton. Se la Ferrari avesse fatto altrettanto adesso non staremmo qui a chiederci se, su quell'ultima maledetta curva, Glock e la Toyota abbiano giocato sporco o no.

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