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Sarebbe stato utile se avesse fatto l'Altafini

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E forse in qualche modo neanche esatto, visto che a fine stagione la clausola del prestito potrebbe perfino restituirlo alla maglia giallorossa, che molto ha amato e soprattutto onorato in carriera. Lui, secondo tra i bomber italiani in attività, magari in attesa di lasciare via libera a un compagno llustre, va a vivere spiccioli di stagione in una città tra le più belle del mondo e ricca di tradizioni calcistiche importanti. Sarebbe stato ancora utile alla pattuglia di Spalletti, numericamente magrolina, ma l'addio rappresenta una sua scelta, che tutti si augurano meditata e soprattutto felice. Grandissimo solista, Vincenzo Montella, riluttante a dividere la panchina con tanti giovani alle prime esperienze di alto livello: il suo istinto del gol, che è anche sinonimo di egocentrismo, lo ha portato talvolta in rotta di collisione con chi era chiamato a gestirlo all'interno di un gruppo. A partire da Capello, che giustamente lo vedeva come prima punta e non poteva sottrarsi al fascino di Batistuta, fino al tecnico attuale, che nel modulo felicemente esibito all'ammirazione dell'Italia calcistica non può produrre modifiche che non risultino dolorose. Un allenatore sa che il pressing alto, quello che la Roma attua puntuale, non può essere interpretato se una sola delle voci del coro è portata per indole a steccare, per scarsa propensione al sacrificio e allo spirito di gruppo. Alla Roma avrebbe fatto ancora comodo un attaccante di questo livello, ma era necessario che il giocatore fosse disposto a qualche concessione: magari ritagliandosi un ruolo come quello di Altafini a fine carriera, pronto a scattare da una panchina accettata senza mugugni. Nella decisone di Montella ha preso il sopravvento l'orgoglio, l'intima convinzione di potere recitare ancora da protagonista, per colori diversi da quelli per tanti anni amati. Ed è giusto rispettarla, questa decisione, pur nell'esigenza di comprendere i motivi ispiratori dell'attuale atteggiamento del tecnico. Non sarà facile dimenticarlo, per il popolo romanista, lo scugnizzo interprete di tante giornate di gloria. Merita un augurio incondizionato di buona fortuna.

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