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Partita che inevitabilmente va oltre la normale rivalità

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Dai primi Anni Ottanta e poi, dopo una pausa prolungata, dai primi albori del Duemila, due squadre che hanno fatto della loro rivalità il motivo conduttore del campionato italiano. Che l Roma, in questi venticinque anni, ha vinto soltanto due volte, numero insignificante nel raffronto con i trionfi juventini: un bilancio per altro pesantemente viziato dagli squilibri del potere politico, in campo calcistico, un bilancio che i giallorossi avrebbero potuto non dico ribaltare, ma sicuramente rendere più in sintonia con i rispettivi potenziali tecnici. Un potere, quello della Signora, al quale l'impavido Dino Viola aveva tentato di dare uno scossone significativo: pagando il prezzo preventivato, però aprendo la strada ad altre realtà del calcio, come il Napoli ma anche la stessa Lazio. Una lunghissima sfida segnata anche da grandi personaggi, dallo stesso Viola al suo antagonista illustre, quel Giampiero Boniperti che rimane un'icona non soltanto bianconero, ma dell'intera storia del calcio nazionale. Sulla scia del suo predecessore, volutamente trascurando una parentesi da cancellare dall'album dei ricordi, Franco Sensi ha rinnovato il senso della fiera opposizione dell'odioso privilegio, per una forse utopica rincorsa alla ricerca di più onesti e ragionevole equilibri. Ma perfino quando si era assicurata la guida di uno dei più abili gestori del calcio, in campo ma anche fuori, come Fabio Capello, la parità la Roma non ha potuto mai raggiungerla, guadagnandosi faticosamente le sue piccole parentesi di gloria, senza favoritismi, senza appoggi, ma soprattutto conservando la sgradevole sensazione di una corsa a handicap. Pagate a caro prezzo, in termini economici, l'euforia dello scudetto e la volontà di non perdere le posizioni di vertice con lunga sofferenza conquistate. i tifosi avvertono particolarmente i significati di questa rinnovata sfida, non più equilibrata sul piano tecnico, ma è bene che gli interpreti mantengano la tensione e la concentrazione suggerite dall'evento, senza dilatarle pericolosamente. Perché uno scontro trasferito sul piano psicologico, dai toni esasperati, gioverebbe esclusivamente a chi vanta il più sostanzioso patrimonio di esperienza e di abitudine alle battaglie, agonistiche e nervose. In questo senso, non ho particolarmente apprezzato scaramucce verbali che sicuramente none scalfiscono il muro della istituzionale arroganza juventina, rischiando invece di attenuare quella lucidità della quale la Roma di Spalletti ha assoluta necessità per reggere il confronto e magari smentire un pronostico che la classifica vuole a senso unico. Questo esame, che dovrebbe confermare i recenti passi avanti dopo un periodo di disagio profondo, la Roma lo affronterà lasciando ancora una vola a casa, per il libera scelta, Antonio Cassano, che ormai rappresenta l'esempio di come si possa sperperare un capitale non esiguo. Una decisione, quella che la società ha imposto al tecnico, che ricorda molto, purtroppo, la vicenda del marito propenso ai dispetti.

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