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Il Pirata romagnolo spiega le ragioni dell'improvviso ricovero «Sto in una casa di cura e non so quando ne uscirò»

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Pantani ammette «Sono depresso»

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Stufo per le mille voci che da un paio di giorni circolavano sul suo conto, Marco Pantani ha fatto sapere che si trova in una casa di cura di Teolo, sui Colli Euganei, e non certo per una visita di piacere: «Non mi va di mentire. Non sono qui né per un parente né per un amico. Sono qui per me e questo è un posto dove ci si cura, e da cui non so quando uscirò: per tutte le informazioni che riguardano la mia salute, dovete parlare con i dottori». Poche righe per fugare ogni dubbio, e per regalare ai suoi tantissimi tifosi una certezza che quelli avrebbero preferito non avere: Marco non sta bene, è giù di morale, tanto, troppo, al punto di dover essere ricoverato in una clinica. La Mercatone Uno, squadra del Pirata, aveva in tutti i modi smentito, fino all'ultimo, le notizie, frammentarie e non confermate, riguardanti la depressione di Pantani. Ora che lui in persona ha deciso di non voler occultare più le sue debolezze, le scuse accampate da Davide Boifava, team manager del romagnolo, appaiono patetiche nella loro palese non verosimiglianza: «Lo sento regolarmente, è un atleta molto motivato, si sta allenando coi compagni in una località segreta perché vuole tutelare la sua privacy». Evidentemente le cose non stavano così. La notizia del ricovero di Pantani è tanto più deflagrante quanto più inattesa. Il Giro d'Italia aveva visto il rientro del romagnolo a discreti livelli: non in lotta per le prime posizioni della classifica, ma in assoluto competitivo in alcune tappe, prima fra tutte quella con l'arrivo posto in cima al terribile e temutissimo Monte Zoncolan. E comunque, il quattordicesimo posto finale, frutto anche di una caduta nella frazione del Fauniera (senza la quale il Pirata avrebbe potuto entrare tra i primi dieci), andava vissuto come un punto di (ri)partenza, verso i successivi obiettivi stagionali.Come il Tour, per esempio: nel corso del Giro, Pantani, contro ogni considerazione di buon senso, si diceva fiducioso, anzi, certo di disputare la corsa francese. Ed effettivamente aveva ragione: avrebbe potuto esserci, grazie al lavoro del suo staff, che aveva raggiunto un preaccordo con il Team Bianchi e con la Vini Caldirola: Marco sarebbe stato prestato ad una di queste due squadre, presenti al Tour, per le tre settimane della Grande Boucle. Invece Pantani si è tirato indietro, non se l'è sentita, «perché dopo il Giro non si è più allenato ed ora non è in forma», si è detto nei giorni scorsi; ora scopriamo che il motivo del forfait del Pirata era un altro. Può aver inciso, nella caduta depressiva, l'aver pensato di non essere più competitivo ai livelli di Simoni e compagni («Io ce l'ho messa tutta eppure loro mi hanno staccato ugualmente»), e l'aver maturato, solo ora, dopo il Giro, la certezza di non poter tornare più ai livelli di un tempo? Può essere, così come possono trovare cittadinanza mille altre ipotesi, che implichino anche fatti personali del corridore, di cui ovviamente noi non abbiamo conoscenza. I tifosi, attraverso il forum del sito ufficiale di Pantani, stanno sommergendo il loro beniamino con centinaia di messaggi di affetto: sentono che, se mai c'è stato un momento in cui stringersi attorno a Marco, quel momento è proprio questo. I colleghi esprimono, con un po' di disagio imbarazzato (quante volte ne hanno detto peste e corna, in altri tempi?), la speranza che il Pirata rientri presto in gruppo con loro. Con tutto il rispetto, ora come ora il ritorno di Pantani al ciclismo è abbastanza secondario: è molto più importante che il romagnolo ritrovi se stesso.

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