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Report, la supplente (strapagata) Innocenzi guida la rivolta del soviet

Foto: Lapresse

Dario Martini
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Non si può dire che Giulia Innocenzi non ci metta la faccia. Comunicati, post sui social e interviste. L’ex pupilla di Michele Santoro, da qualche anno inviata di Report e fedelissima di Sigfrido Ranucci, guida la rivolta del "soviet" della trasmissione. O almeno di quegli inviati che hanno giurato battaglia ai vertici della Rai, rei di aver osato scegliere il nuovo conduttore del programma d’inchiesta. No, non dovevano azzardarsi. Il conduttore lo vogliono scegliere loro. Altrimenti: «Sciopero!». Autoproclamatasi di fatto portavoce del collettivo degli inviati d’inchiesta, Innocenzi "licenzia" i due veri conduttori nominati venerdì scorso dall’azienda: Giulia Presutti (collega della stessa Innocenzi a Report) e Daniele Piervincenzi: «Spero che Presutti e Piervincenzi si mettano una mano sulla coscienza, capiscano di essere stati usati e facciano un passo indietro». Insomma, i due nuovi capi di Innocenzi sarebbero solo due burattini che farebbero meglio a farsi da parte.

 

 

Innocenzi poi snocciola tutto il repertorio, ispirandosi al compagno di collettivo Giorgio Mottola che l’altro ieri ha parlato addirittura di «colpo di Stato», e attacca: «Dobbiamo far sopravvivere Report a questo killeraggio politico». E ricorda che i nomi che volevano gli inviati ribelli erano proprio quello di Mottola e di Giulio Valesini. «Non sapevamo – dice - che alle nostre spalle i giochi fossero già fatti». Insomma, nel meraviglioso mondo di Report non funziona come nelle altre testate giornalistiche, dove è l’azienda ha scegliere in autonomia il direttore. Lì, nell’enclave "socialista" della tv pubblica, sono i dipendenti (anche se in realtà molti di loro lavorano con partita Iva) a dover scegliere il proprio capo. Eppure, fino a pochi giorni fa, erano loro stessi ad aver ricordato il loro status di freeelance, per giustificare gli alti compensi percepiti comprensivi dei costi per produrre i servizi. Per inciso, Innocenzi nella stagione 2024-2025 di Report ha percepito 228mila euro lordi (cifra che include il compenso personale e il rimborso per le spese sostenute nel fare le inchieste).

 

 

Poi arriva la minaccia finale: «Se la proposta della Rai resterà questa, noi inviati d’inchiesta ce ne andremo in blocco. E senza di noi, Report non esiste più perché le inchieste le facciamo noi». D’altronde, la Innocenzi, volto dell’attivismo progressista, non ha mai nascosto le sue battaglie e il fatto di essere schierata. Da "Food for Profit", il docufilm sugli allevamenti intensivi finito al centro delle polemiche per il sostegno economico arrivato anche dall’area vegana, alla discussa foto con BelloFigo, difeso pubblicamente nonostante le contestazioni. E oggi il suo impegno pro-Palestina è altrettanto netto. Un percorso militante, tra campagne animaliste, battaglie politiche e prese di posizione internazionali, che continua a far discutere e che difficilmente lascia spazio alla neutralità. Più che una semplice giornalista, un personaggio ormai identificato con precise battaglie ideologiche.

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