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Mahmood, nel documentario la rivelazione spiazzante su “Soldi”

Valentina Bertoli
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Un racconto intimo e profondo. Il fenomeno Mahmood non si arresta. Il cantante trentenne, dopo un’ascesa sorprendente nel mondo della musica, dalla prima selezione ad X Factor alla partecipazione all’Eurovision Song Contest, diventa il soggetto di un docu-film a lui dedicato. Oggi acclamato artista di fama internazionale, Alessandro Mahmoud si mette a nudo ed offre un fedele ritratto di se stesso. Servendosi di una narrazione polifonica, il regista Giorgio Testi scioglie alcuni nodi del vissuto del protagonista. “Ho dubitato seriamente dell’interesse di mio padre. ‘Volevi solo i soldi’ è un ritornello forte, ma è quello che penso di lui”: ammette Mahmood sul rapporto con il padre.

 

 

Un canto a cappella sovrasta il rumore delle onde del mare: fin dai primi minuti del documentario la voce di Mahmood echeggia come quella di un muezzin che richiama gli abitanti ad un momento di concentrazione. Nato da madre sarda e padre egiziano, il cantante si racconta ripercorrendo tappe fondamentali della sua vita e della sua carriera: “Non sono mai stato bravo a parlare di me, è per questo che scrivo canzoni. Da piccolo rifiutavo il mondo reale, facevo dei viaggi bellissimi”. Spesso interviene la madre a ricostruire fatti ed emozioni provate: “È sempre stato un bambino felice. Non racconta i suoi malesseri, è nelle canzoni che racchiude la nostra vita. Abbiamo un rapporto simbiotico”. Poi continua: “Ho conosciuto il papà di Alessandro all’età di ventitré anni. Era bello, solare, simpatico. Siamo stati fidanzati tre anni, poi ci siamo sposati ed è nato nostro figlio”. L’artista aveva precedentemente narrato le difficili vicende familiari. Abbandonato dal padre all’età di cinque anni, Alessandro è cresciuto con la madre e circondato dall’amore dei parenti sardi. È questo un tratto saliente del documentario: molte sono le scene girate ad Orosei. Tra seadas, chiacchiere ed abbracci, il mare fa da sfondo a dichiarazioni dense di significato: “Non riesco a decifrare i ricordi che ho con mio padre. Ricordo il giorno che è andato via di casa. Non ho sentito la sua mancanza. Ora non ho rancore”.

 

 

Poi sul brano vincitore di Sanremo, “Soldi”, dice: “‘Soldi’ nasce da un episodio un po’ triste, da uno degli ultimi ricordi che ho di mio padre. In quel momento ho dubitato seriamente del suo interesse. Quel ritornello, ‘Volevi solo i soldi’ poteva sembrare molto cattivo, ma questo era quello che pensavo e che penso”. Un docu-film senza sovrastrutture e dai mille colori in cui intervengono anche interessanti personaggi dello scenario musicale. Dardust, produttore ed amico, usa parole chiare: “Sono rimasto subito catturato dalla sua vocalità, dalla sua presenza scenica e dalla sua energia. A Sanremo, dopo la prima esibizione, ho avuto il sentore che qualcosa di grande si stesse accendendo”. Presente anche Carmen Consoli che, con una chitarra in mano, si complimenta con il giovane collega: “La prima volta che ti ascoltai, mi sembrasti super rock. Tu dai sempre la priorità al testo, alle parole”. Attimi di concerti, di raduni con familiari ed amici restituiscono le sensazioni di un’esistenza vissuta veramente, mentre filmini che ritraggono Mahmood da piccolo suggeriscono l’evoluzione di una mente fantasiosa. Disponibile su Amazon Prime Video, il documentario, dal taglio delicato ma toccante, si conclude con le parole del protagonista: “Anche se non ho trovato un posto, il mio mondo tra le nuvole, credo che il rifugio siano i miei testi, le mie canzoni. Nuove porte, nuove chiavi. Spero di fare questo per ancora tanto tempo perché mi fa sentire meglio”. 

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