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Emergenza Sorrisi a Nassiriya

La missione del dottor Fabio Massimo Abenavoli in Iraq per operare bimbi affetti da malformazioni del volto

Emergenza Sorrisi a Nassiriya

sorrisi

Sotto le luci alogene il ritmo è serrato: una media di un intervento chirurgico all’ora su due tavoli simultaneamente. Il risultato è di venti pazienti trattati al giorno, tutti i giorni. Questo è Emergenza Sorrisi, una Ong e una Onlus presieduta dal dottor Fabio Massimo Abenavoli, chirurgo plastico che, al problema del cosiddetto labbro leporino, destina la maggior parte degli sforzi di intervento. Proprio Abenavoli nel 2007 ha deciso di fondare l’associazione Smile Train, che dal 2012 è diventata Emergenza Sorrisi. Una realtà che oggi può vantare oltre 3.200 bambini operati perché affetti da malformazioni del volto causate da labiopalatoschisi, ustioni, traumi di guerra e altre patologie invalidanti. Operano con equipe mediche composte ad hoc, ma in Iraq Federico Geremei, giornalista di La Repubblica, è andato per vederli all’opera. Per farsi un’idea più approfondita di quanto i comunicati e il passaparola racconta. Il risultato? È un reportage. Il suo. Noi de Il Tempo abbiamo raccolto il suo racconto: da giornalista, da uomo e da collega che ha lasciato grafici e luoghi comuni a casa per raccontare la realtà.

 

 

REPORTAGE DI FEDERICO: “La prima cosa che colpisce è l’efficienza e la rapidità con cui l’equipe si muove. Non perdono tempo, si trovano a proprio agio nonostante fusi orari, standard medici ed il contorno – umano, sociale, politico – siano diversi da quelli di tutti i giorni. Alcuni di loro hanno decine di missioni alle spalle e si conoscono da parecchio: s’incontrano in sala operatoria a Roma, in qualche convegno specialistico in Italia. E all’aeroporto, pronti all’imbarco per tornare in strutture sanitarie lontane eppure ormai familiari. Altri hanno all’attivo esperienze simili ma in diversi contesti di emergenza. E si uniscono ai primi, animati da gradazioni diverse dello stesso principio: mettersi al servizio della salute altrui. Lo fanno ritagliando tempo e risorse dai propri impegni ché sono tutti volontari e prendono le ferie da cliniche ed ospedali per andare in altri ospedali. Ed operare per giorni interi, dalla mattina alla sera.
Durante le attività della missione a Nassiriya ogni mattina la scena era la stessa: una folla composta e inesauribile di famiglie aspetta di far visitare qualche suo membro. Molti bambini e adolescenti ma anche adulti, tutti con patologie per le quali aspettano un consulto e sperano in una risoluzione. Malformazioni al volto e esiti di ustioni sono le priorità di quest’intervento, il penultimo dell’anno (fra qualche giorno partono di nuovo, destinazione Georgia). Tra le prime la labio-palatoschisi è la principale, le seconde sono un’emergenza cronica in cui i traumi da incidenti domestici s’alternano a quelli per esplosioni di ordigni. Infermieri e medici locali fanno la spola tra la sala operatoria – dove assistono e partecipano agli interventi – e gli altri ambienti: danno una mano nel tradurre, collaborano allo screening, gestiscono il caos calmo di attese e speranze”.
 

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