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La rivoluzione incompiuta per la difficile Sanità 2.0

Le regioni virtuose lanciano la sfida al Fse ma gli ospedali digitali restano un sogno

Al Ministero della Salute, l’acronimo FSE (Fascicolo Sanitario Elettronico), sembra essere diventato l’ennesimo tormentone. Si tratta dell’ultima frontiera dell’«e-Health». In estrema sintesi è la possibilità di creare un file virtuale riguardo l’anamnesi di ogni cittadino e immagazzinarla in un sistema centrale di server virtuali (detti anche «cloud»). Molti storceranno il naso pensando ad una sorta di «grande fratello sanitario» che conosce perfino tutti i nostri acciacchi ma, in realtà, è semplicemente un sistema che permetterebbe la interconnessione dei vari operatori della sanità pubblica (es. medico di base e ospedale) eliminando e velocizzando enormemente l’accesso alle informazioni sanitarie, specie in caso di emergenza. Questa fu l’idea iniziale per cui nacque la Tessera Sanitaria, poi diventata solo poco più della vecchio codice fiscale. La regione Emilia Romagna, ad esempio, è la pioniera in Italia in materia di e-health. Il fascicolo sanitario elettronico è una raccolta informatica della propria documentazione sanitaria per prestazioni ricevute dalle strutture pubbliche del Servizio sanitario regionale: i referti di visite ed esami specialistici, le lettere di dimissioni dopo ricoveri ospedalieri, gli accessi al pronto soccorso. È a disposizione dell’interessato in ogni momento su internet (www.fascicolo-sanitario.it ), in forma protetta e riservata e si può consultare solo utilizzando apposite credenziali personali. Se il paziente ha dato il proprio consenso può essere consultata anche dai medici pediatri di famiglia e dagli specialisti. Ogni cittadino può decidere in qualsiasi momento di costruire il proprio Fascicolo sanitario elettronico. La scelta è facoltativa e per chi decide di non creare il fascicolo non c’è alcuna conseguenza sul diritto a ricevere i servizi. I documenti sanitari disponibili sono in progressivo aumento e possono risalire fino al 2008. Le tecnologie utilizzate sono quelle più avanzate dell’ICT (Information and Communication Technology) che poggiano su infrastrutture di connessione a «banda larga» in grado di gestire diffusi network di comunicazione con consolidate modalità di telelavoro. Attraverso piattaforme tecnologiche dedicate (hardware/software) vengono organizzati Centri Servizi d’eccellenza che funzionano come centrali operative di smistamento, chiamate e monitoraggio, utenti 24/24 ore. I Centri Servizi rivestono il ruolo sia di call-center (servizi principalmente in voce) che di contact center ( web-services, fax, e-mail, video) e offrono all’utenza, tenendone traccia in un database protetto. Ovviamente, a seguto della riforma del titolo V della Costituzione, ogni regione deve organizzarsi e, per quanto si parli di abbattimento del «digital divide», di sbrocratizzazione e informatizzazione, i fondi per la sanità in tutte le regioni sono sempre il tasto più dolente, anche se, una rivoluzione in questo senso permetterebbe anche un enorme risparmio alle casse dello Stato e a quelle delle singole Regioni.

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