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L’esercito dei celiaci inconsapevoli

Il professor Volta: «Molti non sanno di soffrirne oggi per scoprirlo basta un esame del sangue»

Prevenzione e diagnosi precoce, queste le parole d’ordine per convivere al meglio con la Celiachia, malattia autoimmune diagnosticata in Italia su 135 mila soggetti, «ma restano ancora almeno 450 mila persone che ancora non sanno di averla», sottolinea il professore Umberto Volta, responsabile della struttura semplice di malattia celiaca e sindromi da malassorbimento al Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna, presidente dei consulenti scientifici nazionali dell’Associazione Italiana Celiachia (Csn-Aic). La Celiachia è una reazione infiammatoria alla presenza di Glutine in alimenti come grano e cereali comuni: coinvolti tutti i cibi che li contengono. L’infiammazione danneggia l’intestino con un troncamento dei villi e crescente difficoltà ad assorbire le sostanze nutritive del cibo. Volta è capostipite della ricerca su questa affezione «dal 1979 le diagnosi annuali di Celiachia si sono più che decuplicate. È vero che sono anche aumentati e perfezionati i sistemi diagnostici. Non si nasce celiaci: c’è una predisposizione genetica, ma la malattia viene poi favorita da fattori ambientali e personali oggi più pressanti. La Celiachia colpisce il doppio delle donne rispetto agli uomini e può manifestarsi anche tardi, pure a 70 anni. Le età più a rischio: la prima infanzia e fra la seconda e la terza decade di vita». Rilevata la malattia, il celiaco deve seguire una dieta ferrea per sempre. Migliaia i prodotti senza glutine da circa 130 industrie del settore, alimenti che necessitano di integrazione perché mancanti di sali minerali, vitamine fondamentali e fibre: nei pasti bisogna inserire carne, pesce, frutta. Non è così facile capire di avere questa malattia. I sintomi classici, diarrea e perdita di peso, riguardano solo il 10-20% dei malati. Ci sono anche gonfiori e dolori addominali, stipsi, vomito, riflusso gastroesofageo, anemia da carenza di ferro e acido folico. «C’è anche l’osteoporosi in età inattese, in donne e uomini: l’apparato digerente non assimila più calcio e vitamina D - ribadisce il professore - Poi alterazioni al fegato con rialzo delle transaminasi, alla sfera riproduttiva, donne in menopausa anticipata o mestruazioni tardive e la tiroidite autoimmune o il diabete mellito: se si hanno, è bene fare uno screening per la celiachia». L’elemento ambientale gioca sulla predisposizione genetica. «Il grano di oggi, per esempio, è molto diverso rispetto a quello di inizio Novecento – sottolinea Volta – Adesso è più ricco di peptidi tossici irritanti per la mucosa intestinale grazie all’uso di pesticidi, fertilizzanti e allo sfruttamento intenso dei terreni. Non c’è invece relazione con prodotti Ogm». Facile oggi la diagnosi, basta un esame del sangue: «Con un prelievo si rilevano gli anticorpi anti-transglutaminasi e anti-endomisio presenti nell’intestino con la Celiachia. Serve poi una biopsia intestinale come conferma. Per non essere invadenti con bambini piccoli che hanno alti valori di anti-transglutaminasi, c’è il test genetico». L’importante è diagnosticare presto per evitare complicanze gravi e a volte mortali per linfoma intestinale e carcinoma dell’intestino tenue, soprattutto in celiaci di lunga data e non curati.

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