"Noi da 15 anni nel residence, a Spin Time subito la casa popolare". Rabbia contro il Comune
«Se finisci dentro un residence non esci più, se non da morto o per andare in carcere». Se invece fai parte dei 350 ex occupanti abusivi di Spin Time, puoi confidare nella promessa del sindaco di una casa popolare entro sei mesi. Non è la prospettiva offerta agli storici assegnatari di alloggi «temporanei» a Casal Lumbroso, una struttura pensata per un’accoglienza di massimo 24 mesi che però per molti sono diventati lustri. E ora l’arrivo di alcune famiglie evacuate dall’ex centro sociale dell’Esquilino, già con la promessa di una casa vera entro poche settimane, ha fatto da detonatore di una rabbia che covava da anni sotto la cenere della rassegnazione.
«Questa cosa è ingiusta, non va bene quello che sta facendo il Comune», sbotta Franca, quando sotto i balconi scrostati del residence poniamo la domanda diretta. Franca è un nome di fantasia, come lo sono tutti quelli degli abitanti riportati in questo articolo, perché il patto per raccontare un vissuto complesso è quello dell’anonimato. Si assomigliano tutte del resto le storie raccolte all’ex Caat, oggi Sassat (cambia l’acronimo ma poco nella sostanza), di vicolo del Casale Lumbroso, all’estrema periferia Ovest della Capitale. Una struttura che il Campidoglio ha chiuso nel 2023 con annunci in pompa magna, sottolineando il «risparmio per le casse comunali di 2,7 milioni di euro l’anno», ma che senza lo stesso clamore è stata riaperta da circa un anno, seppure con costi più bassi, nell’ordine di circa un milione di euro l’anno più circa 200 mila per la vigilanza non armata. Per ricostruire le cifre ci siamo basati sugli atti pubblicati dal dipartimento Patrimonio, anche se restiamo in attesa di conferme da parte dell’assessorato. Intanto però a Casal Lumbroso, casa per un’ottantina di famiglie, siamo già entrati.
Spin time, altro che "addio gazebo". Via chiusa nei weekend
Si passa da un cancello carrabile che apre le porte su un mondo dove il tempo scorre più lento rispetto a fuori. C’è chi, sballottato da una struttura all’altra, nei residence di Roma Capitale ci ha passato 13, 14, 16 anni (altro che 24 mesi). Una realtà precaria a cui gli abitanti si sono quasi rassegnati, abituati pure - ci raccontano, mostrando le macchie sui muri - alle infiltrazioni e alla guerra perenne contro scarafaggi e ratti. Francesco e Giovanna, marito e moglie sessantenni, lui malato oncologico, ci aprono le porte di casa e davanti a un caffè, non senza un po’ di commozione, ci raccontano che dal 2012 vivono nei residence, che hanno fatto richiesta di una casa popolare ma che il punteggio è sempre troppo basso per l’assegnazione. Vicino al televisore lo spray anti-scarafaggi «che entrano da tutti i buchi», e poi le bollette di luce e acqua da pagare «anche se qui dentro è un forno», il veleno per i topi sopra i pannelli del soffitto.
Bussiamo poi a Roberta e Giuliano, mamma e figlio, che addirittura dal 2002 hanno vissuto all’ex residence di Val Cannuta «e un anno fa, quando lo hanno chiuso, ci hanno spostati qui». Dormono insieme su un letto matrimoniale, perché lo spazio è poco, lei ha problemi di salute certificati da un ospedale pubblico e chiede una casa vera, «perché qui dentro sto male. Non c’è aria, non si respira».
Le storie si ripetono, ognuna chiede di essere raccontata. Sara è marocchina, abita in Sassat da 16 anni e anche lei ha richiesto una casa popolare. Vive insieme alla figlia diciottenne che per andare a scuola in zona Piramide prende tutti i giorni l’autobus alle 5.15. «Arriva a Valle Aurelia, prende il treno, poi un altro autobus». Circa tre ore di viaggio. Sospira quando le riveliamo che per i ragazzi dello Spin Time, alloggiati per qualche mese in alberghi lontani dall’Esquilino, il Comune sta preparando un servizio navetta. «Qui non ce l’abbiamo, mia figlia fa tanti sacrifici per studiare», ci dice con una punta di orgoglio.
Spin Time, palazzo uso uffici e "inagibile" ma gli occupanti hanno ottenuto la residenza
«Il messaggio che passa è inaccettabile - dichiarano Giovanni Picone e Fabrizio Santori, rispettivamente capogruppo della Lega in Municipio XII e in Assemblea capitolina - Da una parte chi è vicino alle realtà dell’occupazione e della sinistra più estrema rischia di trovare corsie preferenziali verso la casa, dall’altra ci sono famiglie che hanno sempre rispettato le regole e che, dopo oltre vent’anni, sono ancora prigioniere del circuito dell’emergenza abitativa». A Roma, dicono, rispettare la legalità «sembra quasi uno svantaggio».
Dai blog
Prince inedito, con Timeless arrivano dieci canzoni nuove
The Beatles a Abbey Road, tutti sul set per i 4 film di Mendes
Fenomeno Anna, la rapper dei record cala un altro asso