Culle sempre più vuote, nel Lazio nati 1800 bebè in meno in un anno
Culle sempre più in calo (-5,7%) nel Lazio, che risulta la quarta regione italiana per l’eccessivo ricorso al taglio cesareo (37,3%), la terza per la più bassa fecondità («numero medio di figli per donna pari a 1,05») e la seconda per le mamme più «anziane» (il 14,1% ha più di 40 anni). Questi i dati emersi dal nuovo Rapporto Cedap stilato dal ministero della Salute. Nel 2025, infatti, sono state registrate 31.692 nascite nella Regione, dove all’inizio del decennio i parti erano stati invece 37.773, con un progressivo crollo complessivo del 16,1% nel giro di sei anni (in totale 6.081 bebè in meno, con una media di oltre mille in meno per ogni anno: 37.460 nel 2021, 35.829 nel 2022, 35.282 nel 2023 e 33.485 nel 2024). Ma già tre anni fa il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio (Dep) aveva lanciato l’allarme ancor più grave rispetto al decennio precedente: «Nel Lazio in 10 anni sono nati 17.000 bambini in meno, pari a un terzo di nascite in meno. Rispetto ai 53 mila che nascevano negli anni 2010-2011», quantificò nel 2023 il Dep. E ora, aggiornando quel dato, la stima del crollo delle nascite negli ultimi 15 anni arriva a sprofondare di oltre il 40%, con ben 21 mila culle in meno rispetto a tre lustri fa.
Un’altra criticità riguarda poi l’alta quota di tagli cesarei: «Confermando la tendenza dell’anno precedente, nell’anno 2025 il 29,8% dei parti è avvenuto con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica», si legge nel Rapporto. Nel quale il Lazio è indicato con 7,5 punti percentuali oltre la media nazionale. La percentuale più alta di tagli cesarei (38,78%) è stata registrata nella casa di cura Santa Famiglia, seguita dal policlinico Casilino (36,39%) e dal San Camillo (35,91%). Mentre nella «top 10» degli ospedali con il più alto numero di parti effettuati nel 2025 la maggioranza è formata dalle strutture private-accreditate: sei su 10. Di cui quattro occupano l’intero podio fino al quarto posto.
A partire dal capolista Policlinico Gemelli con 4.055 parti. Seguito da un altro policlinico, il Casilino, che ha subito il «sorpasso» (lo scorso anno era primo in classifica) per soli otto bebè, fermandosi a 4.047. C’è poi, al terzo posto, il San Pietro sulla Cassia, con 3.347 parti. Seguito dall’Isola Tiberina, con 3.055. Per trovare la prima struttura pubblica bisogna scendere fino al quinto posto, con il San Camillo e i suoi 1.666 bebè. Al sesto posto c’è il Sant’Eugenio, con 1.538 nascite. La casa di cura Santa Famiglia è al settimo posto, con 1.507 nascite. Chiudono all’ottavo posto il San Giovanni-Addolorata (1.282 parti), il Cristo Re (1.075) e il policlinico Umberto I (1.060). Però ci sono altri 10 ospedali laziali risultati lo scorso anno sotto lo standard minimo di sicurezza (meno di 500 parti l’anno).
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