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Il Comune gestirà i canili. Ecco il piano per Ponte Marconi e Muratella

Martina Zanchi
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Ritorno al passato nei canili comunali di Roma. La decisione di tornare a una gestione pubblica di Muratella e Ponte Marconi, contenuta in una memoria di giunta approvata giovedì scorso, è stata anticipata dall’assessore capitolino all’Ambiente Sabrina Alfonsi con una lettera alle associazioni di volontariato: «Abbiamo deciso di dare l’avvio a un percorso tecnico-amministrativo che ci dovrà portare entro qualche mese a internalizzare, mediante un affidamento in house il servizio di gestione dei due canili comunali». Secondo quanto apprende Il Tempo, la partecipata individuata dal Campidoglio sarebbe Risorse per Roma, per cui però servirà un nuovo contratto di servizio.

Giubilo della Fp Cgil non appena si è diffusa la notizia. Secondo il sindacato infatti la gestione in house «non è solo la scelta più vantaggiosa ma anche la più adeguata alla tutela delle condizioni di lavoro e per la qualità del servizio». L’interesse sindacale riguarda principalmente i 50 lavoratori che operano nei canili e la cui prospettiva è ora quella dell’internalizzazione. Da capire però se l’Amministrazione Gualtieri riuscirà a compiere la «restaurazione» in questo mandato o nel prossimo. Le tempistiche che l’assessorato ha in mente sono, infatti, piuttosto strette: entro maggio o inizio giugno l’ok in giunta alla delibera con le linee guida, che passerà poi in commissione e nei Municipi. Entro settembre invece la firma del contratto con il nuovo operatore pubblico. Nel frattempo, visto che ad agosto scade il contratto con l’attuale gestore privato, è in vista una proroga tecnica.

A dicembre poi dovrebbero essere finiti i lavori del nuovo ospedale veterinario di Muratella, che però seguirà un iter diverso: prima del prossimo assestamento di Bilancio è previsto un tavolo tra Regione e Comune, visto che la prospettiva più gradita da Palazzo Senatorio sarebbe quella di affidare la struttura alla Asl veterinaria. Tra le altre ipotesi percorribili, il coinvolgimento del mondo universitario o dell’Istituto zooprofilattico.

Tornando ai canili, la scelta di internalizzare il servizio terrebbe conto di alcuni problemi nella gestione privata: «L’attuale modello di gestione ha infatti presentato una serie di criticità che incidono sull’efficienza complessiva e quindi sul benessere degli animali ospiti nelle nostre strutture», ha dichiarato l’assessore Alfonsi, prospettando, attraverso l’affidamento in house, «un monitoraggio costante e omogeneo nella gestione degli animali, anche con riferimento ai percorsi di adozione» e «il controllo diretto delle risorse, quindi anche la possibilità di coinvolgere in modo più strutturato le associazioni e i volontari nella governance condivisa». Dichiarazioni, queste, che hanno fatto saltare sulla sedia chi ricorda lo scandalo legato alla gestione di Muratella e Ponte Marconi attraverso associazioni del terzo settore, iniziata nei primi anni Duemila e durata quasi un ventennio.

Emersero costi spropositati e ingiustificati a carico del Comune, che dal canto suo non avrebbe controllato cosa succedeva dentro i canili. Proprio quella vicenda, di cui si interessarono l’Autorità nazionale anticorruzione e la procura della Corte dei conti, indusse il Comune ad affidarsi ai privati. Dall’assessorato fanno sapere che oggi un ritorno alla gestione diretta delle associazioni è fuori discussione, ma intanto, come in una nemesi storica, a marzo scorso l’Anac ha di nuovo bacchettato il Campidoglio sui canili, evidenziando «rilevanti profili di criticità» e «anomalie» dovuti ancora una volta agli scarsi controlli degli uffici capitolini sui servizi che devono essere erogati nelle strutture, visto che è in corso un appalto da sette milioni di euro. Gestione pubblica o privata che sia, quindi, il nodo centrale sono i controlli, che devono essere puntuali e approfonditi per evitare sprechi e garantire il benessere degli animali. Su questo, secondo l’Anticorruzione, Roma Capitale non ha sempre brillato.
 

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