"Er Palletta" e il mistero di Testaccio. Locale Ater da una Pernasetti all'altra
Tornare a parlare oggi della Banda della Magliana potrebbe sembrare una roba da archeologia criminale, da nostalgici del piombo e amanti di vecchi e polverosi dossier. Ma non è così. Perché la melma, quella vera, non va in pensione. Non si estingue per prescrizione. Semmai, si adegua. Come uno dei suoi ultimi "esemplari": "Er Palletta".
Al secolo Raffaele Pernasetti, 75 primavere e un passato da braccio destro di Renatino De Pedis (quello sepolto a Roma nella basilica di Sant’Apollinare e poi riesumato nel 2012). "Er Palletta" l’hanno beccato mercoledì scorso, con l’accusa di organizzare piazze di spaccio per conto di soggetti ricollegabili, secondo gli inquirenti, al clan camorristico dei Senese, tra i più attivi nella Capitale. Ma questo articolo non riguarda il suo arresto, né la rete che gli avrebbe permesso di continuare a gestire traffici di droga su larga scala. Piuttosto una strana coincidenza che lo collega, seppur indirettamente, alla solita lacunosa gestione del patrimonio immobiliare pubblico, quella che ha dato vita nel corso degli anni a tante "Affittopoli" e che in questo caso ci porta dritti all’Ater. In particolare a un locale davanti al mercato di Testaccio, affittato a prezzo di saldo e con un canone mai pagato per oltre venti anni. Ma andiamo con ordine.
Siamo in via Lorenzo Ghiberti, cuore della movida testaccina. Due civici, 8a e 8b, 230 metri quadri di proprietà Ater. Nel 2002, l’associazione "Prima io" ottiene la concessione dell’immobile. Simonetta Accorsi, ovvero la signora Pernasetti, subentrata a Giuseppe Rossi, ne è la legale rappresentante. Il canone è calmierato: 973 euro al mese più Iva, ma nessuno paga per ben 11 anni. L’Ater avvia un’azione legale ma per ottenere lo sfratto esecutivo passano anni. La morosità si accumula e arriva a 115 mila 762 euro. Roba da poco… Poi la signora Accorsi muore. E il meccanismo si inceppa, dando il via alla seconda parte di questa storia.
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L’Ater cerca di rivalersi sugli eredi, ma a quel tempo "Er Palletta" era detenuto a Prato, e risultava nullatenente. La figlia Raffaella, all’epoca ventenne, nullatenente anche lei. Risultato: nessuno paga. E la pratica finisce nel girone delle pratiche sospese. Ma il colpo di scena vero e proprio arriva nel 2014: l’immobile extraresidenziale viene riassegnato dall’Ater con asta pubblica. A vincere è Raffaella Pernasetti. Canone invariato: 973 euro al mese. E i 115 mila euro di arretrati?
«L’assegnataria – precisa da noi interpellata l’azienda di Lungotevere Tor di Nona - da controlli sul casellario giudiziario aveva i requisiti per la stipula contrattuale». Del resto - è bene sottolinearlo - Raffaella Pernasetti non ha nulla a che fare con le vicende giudiziarie del padre. Ma gli affitti arretrati a carico della famiglia, vi chiederete? Andiamo avanti, perché non è finita qui.
Dopo aver pagato nel 2014 le prime due rate, anche Raffaella Pernasetti, come la madre, si iscrive al lungo elenco degli inquilini morosi. «Dopo diverse diffide inviate nel 2015, mai ritirate dal conduttore – precisa in una nota l’Ater – e una richiesta di escussione della polizza fideiussoria non riuscita per fallimento dell’intermediario finanziario, è stato avviata nel 2016 un’azione legale per il recupero delle morosità». Già, ma per l’ordinanza di sfratto passano altri 4 anni e siamo al 2020. Ancora oggi, nel 2026, non è stato eseguito.
In 24 anni, quindi, l’Ater – che pure afferma di essere stata tempestiva «nel mettere in atto tutte le azioni di propria competenza per ottenere il recupero del credito e rientrare in possesso dell’immobile da rimettere a reddito» – ha riscosso solo due mesi di affitto. Insomma: non c’è solo "Er Palletta" e la malavita, c’è anche la giustizia che non funziona, un sistema duro a morire. Un po’ come la Banda della Magliana.
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