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"Dove sono finiti gli alberi?". I dubbi dei progettisti su piazza dei Cinquecento

Martina Zanchi
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Il progetto «verde» di piazza dei Cinquecento nasce grazie a un concorso internazionale indetto nel 2021 da Roma Capitale e Fs, in collaborazione con l’Ordine degli architetti di Roma, e vinto dal gruppo formato dallo studio di architettura IT’S con TVK, Artelia, Net Engineering, Latitude Platform e l’archeologa Michela Rustici. Ma oggi, con la piazza quasi finita, i progettisti faticano a riconoscere la loro idea originale. A spiegare perché sono gli architetti di IT’S, Alessandro Cambi, Francesco Marinelli e Paolo Mezzalama, con il primo a parlare a nome di tutti.

Cosa è successo dopo la vittoria del concorso?
«È seguito un incarico per il Progetto di fattibilità tecnico-economica per piazza dei Cinquecento. Il bando prevedeva che i vincitori avrebbero svolto il Pfte e il progetto esecutivo. Inizialmente l’orizzonte di conclusione dell’opera era il 2030 ma il Giubileo ha dato un’accelerazione e Anas è stato individuato come soggetto attuatore. Ci è stato chiesto di non fare l’esecutivo ma di mantenere un’attività di assistenza al responsabile del procedimento fino alla conclusione della prima fase, a dicembre 2024. Dopodiché non siamo stati più resi partecipi in nessun modo, non abbiamo avuto nessuna notizia formale, nonostante le abbiamo richieste. Questo ci crea una certa preoccupazione, perché i colleghi che stanno realizzando l’opera sono certamente competenti ma riteniamo che il ruolo degli autori del progetto dovesse essere tenuto in considerazione per garantire la coerenza degli adattamenti successivi con le idee originali».

È questo il problema? 
«Noi poniamo due punti di estrema attenzione, il primo è la realizzazione del grande arboreto, che per noi è un elemento fondamentale, quindi ci auguriamo che venga realizzato con l’intensità che abbiamo immaginato nel concorso». 

Ovvero?
«Ci aspettiamo che il numero di alberi sia più vicino possibile a quello previsto. Ad oggi però la sensazione è che non siamo sulla buona strada. Magari ci sono adattamenti che non conosciamo». 

E l’altro punto?
«È quello del padiglione di servizi previsto accanto all’uscita attuale della metro B. Aveva anche un "bike hub", un parcheggio per le biciclette, e ci sembrerebbe un peccato se non venisse realizzato». 

Tornando all'arboreto, è vero che c’era il rischio di infiltrazioni in metro?
«Ci fa piacere rispondere a questa domanda, innanzitutto il concept della piazza l’aveva volutamene divisa in due parti: subito fuori dalla stazione, dove in effetti ci sono le infrastrutture della metro, non erano previsti alberi e si vede dalla planimetria. Le alberature sono tutte a partire dall’uscita della metro dal centro della piazza verso le Terme Diocleziano. Lì sotto la metro non c’è». 

Il cantiere ha stravolto il vostro progetto?
«Su questo tiriamo il freno, perché non sappiamo quello che si sta facendo, però notiamo da cittadini che non si vede la predisposizione per il padiglione e ci sembra che gli alberi, ogni volta che si fa un annuncio, siano sempre di meno. Siamo piuttosto preoccupati perché, affinché la piazza funzioni, c’è bisogno che il progetto atterri con tutti i suoi elementi, anche quelli apparentemente più piccoli».

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