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"Abbaiare non è reato". Condominio perde in tribunale contro un allevamento

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Attilio Ievolella
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A seguito di una diffida stragiudiziale ricevuta da Happydog Associazione Sportiva Dilettantistica, precisiamo quanto segue:
Il Tribunale di Roma, con ordinanza del 3 marzo 2026 (R.G. 54688/2025), ha rigettato il ricorso cautelare presentato dal Condominio non perché abbia riconosciuto un generico “diritto di abbaiare”, ma perché ha ritenuto insussistenti le immissioni intollerabili lamentate.
In particolare, il Giudice ha valorizzato i seguenti elementi probatori prodotti da Happydog A.S.D.:
•  due verbali della Polizia Locale di Roma Capitale (25/09/2025 e 08/10/2025) che hanno accertato l’assenza di rumori molesti e “estrema silenziosità” dell’area, anche in presenza di 22 cani;
•  la Relazione Tecnica di Valutazione dell’Impatto Acustico Ambientale, che ha escluso violazioni dei limiti di immissione acustica;
•  il Nulla Osta sanitario definitivo rilasciato dalla ASL Roma 1, che ha confermato la conformità igienico-sanitaria della struttura;
•  numerose dichiarazioni di residenti, tra cui della famiglia dell’appartamento più vicino al centro, che hanno negato ogni forma di disturbo.
Happydog A.S.D. è un’associazione sportiva dilettantistica affiliata al CONI, che svolge attività di educazione, addestramento e socializzazione dei cani dei soci, senza scopo di lucro.

 

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Vittoria in Tribunale per i cani della Capitale: hanno il diritto di abbaiare liberamente, nonostante le proteste dei bipedi sensibili d’orecchio e poco amanti degli animali. I cani romani (e i loro padroni) possono festeggiare: un giudice ha respinto la protesta di un condominio, sceso sul piede di guerra per i rumori provenienti dalla vicina associazione sportiva che si occupa di addestramento di cani ma opera anche come «pensione diurna» per i simpatici quadrupedi.

Scenario della vicenda è la zona di Monte Mario Alto, in via Taverna. Lì, da anni, una struttura gestita dall’associazione sportiva «Happy dog» è invasa ogni giorno da numerosi cani: naturale il costante, vivace abbaiare delle bestie. Nel palazzo vicino, però, molte persone si lamentano con l’amministratore di condominio, il quale, per liberarsi dal «ringhiare» ossessivo dei propri condomini, ha una sola strada: rivolgersi al Tribunale e chiedere l’allontanamento dei cani. Come soluzione alternativa, però, prospetta il divieto di abbaiare prima delle 9 e tra le 13 e le 16, e dopo le 18, e l’obbligo di insonorizzazione della struttura.

L’amministratore mette sul tavolo il disagio subito, dal lunedì alla domenica, dalle famiglie che vivono nel palazzo: abbaiare continuo e prolungato dei cani, fin dalle 7 di mattina, talvolta anche prima, e che si protrae per circa undici ore; uso frequente di comandi vocali ad alta intensità, urla e turpiloquio da parte degli addestratori; odori di escrementi. Secondo l’amministratore, tutto ciò incide sul benessere psico-fisico delle persone, e, in particolare, di anziani, bambini e persone malate, e impedisce lo svolgimento di attività che richiedono concentrazione, come lo smart working. Per il giudice capitolino, però, i cani hanno tutto il diritto di abbaiare.

Nella vita quotidiana è necessaria una certa tolleranza, anche a fronte di un possibile disagio, tolleranza non mostrata minimamente dalle persone che vivono nel palazzo. Mentre alcuni agenti della Polizia Municipale di Roma hanno ispezionato la struttura sotto accusa e ne hanno evidenziato una certa «silenziosità», pur a fronte del naturale abbaiare dei cani. Impossibile, quindi, ritenere «punibili» i quadrupedi, non essendo stato superato il limite della normale tollerabilità richiesta a ogni persona che fa parte di una comunità. Gli uomini e le donne che vivono nel palazzo che confina con la struttura cinofila debbono ora farsene una ragione: i cani possono tranquillamente continuare ad abbaiare, poiché ci si trova, sancisce il giudice, di fronte a una «situazione di disturbo tollerabile».
 

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