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Crolli, prima la torre poi i pini. Anno "horribilis" a largo Ricci

Valentina Bertoli
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Non hanno fatto in tempo ad attutire il colpo inferto dal crollo della Torre dei Conti e dallo schianto dei primi due pini che un terzo esemplare è venuto giù e ha reso necessaria la chiusura di via dei Fori Imperiali. Da domenica scorsa, quando il terreno non ha trattenuto le radici dell’albero che è caduto e ha causato il ferimento di tre persone, gli esercenti di largo Corrado Ricci sono piombati in un nuovo incubo. Tutti i turisti e i cittadini che arrivano dal Colosseo e vogliono raggiungere piazza Venezia si trovano davanti uno sbarramento, sono costretti a costeggiare la torre "ferita" e a percorrere le stradine, in salita e in discesa, del rione Monti. E la situazione non cambierà fino a data da destinarsi.

«Il crollo del pino non ha fatto che peggiorare la situazione. Per arrivare in Centro i turisti vengono dirottati qui davanti, ma questo non ci garantisce un maggior numero di clienti. Il flusso blocca la strada e controllare i tavoli diventa complicato. Proprio ora che con l’apertura della stazione della metro "Colosseo" speravamo di respirare un po’», dice Emanuele, il direttore di "Imperiale", il ristorante che si trova proprio di fronte all’edificio medievale ancora circondato da gru e ponteggi. Gli fa eco Mariella, receptionist di "Hotel Romano". «Raggiungere il nostro albergo diventa sempre più complicato dal punto di vista logistico. Gli autobus non passano, i taxi si fermano a via Cavour e qui davanti è una giungla», racconta. Lo schianto del pino, poi, «si poteva evitare, monitorando il terreno e gli alberi in modo costante e capillare», fa notare, affidando il poco ottimismo rimasto a uno «speriamo bene» detto sottovoce.

 

Più determinato a mettere in luce i disagi emersi è Andrea, titolare della pizzeria "Alle carrette" di via della Madonna dei Monti. «Noi non abbiamo mai chiuso, ma le conseguenze sono state pesanti. Con la chiusura dell’area il traffico nelle vie limitrofe è aumentato e noi siamo stati penalizzati», scandisce. Il verde pubblico «va manutenuto, lo capirebbe anche un bambino. Questa zona, tra scavi e lavori, andava attenzionata. E invece hanno aspettato il maltempo per rendersi conto che gli alberi non avrebbero retto il peso della pioggia», aggiunge. Sofia, dipendente dello Shamrock Pub, usa poche ma pesate parole per restituire un quadro veritiero dello scenario desolante a cui chi lavora in quell’area si è dovuto abituare: «I clienti sono pochi. Vedere transenne e cantieri rende questo spazio meno attrattivo». Poco cambia nel tratto finale di via Cavour. Dietro al bancone di "Cavour 313" c’è Josephine, la titolare. «Non si può inaugurare in mondovisione la stazione Colosseo e dimenticare di guardare poco più in là», dice, indicando largo Corrado Ricci.
 

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