
Veleni nel Tevere. Fiume inquinato da pesticidi e metalli. Ecco i dati

Pesticidi, idrocarburi, metalli come il cromo e il mercurio, residui chimici e diserbanti. Nelle acque del Tevere, dell’Aniene e dei fossi che scorrono nella Capitale si trova davvero di tutto. A certificarlo è l’agenzia regionale di protezione ambientale Arpa, che a dicembre ha pubblicato i risultati del triennio di monitoraggio 2021-2023. La fotografia è quella di corsi idrici che entrano in forte sofferenza non appena si avvicinano alle aree urbanizzate e l’esempio principe è proprio il Tevere.
Nel periodo considerato, infatti, il tratto che va dal centro città fino alla zona di Acilia, in cui Arpa ha due punti di monitoraggio, lo stato chimico viene giudicato «non buono» e ci sono superamenti dei valori limite di cipermetrina (un insetticida che si usa per zanzare e zecche ma anche per blatte, mosche e formiche), benzoapirene (scarto della combustione), di «Ampa» (ovvero acido aminometil-fosfonico, un metabolita del glifosato) e di cromo totale. Da chiarire la presenza di quest’ultima sostanza al centro di Roma, anche perché non si rilevano superamenti in nessun altro corso d’acqua che attraversa la Capitale.

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In ogni caso un ruolo nell’inquinamento del Tevere probabilmente lo gioca l’Aniene, visto che prima della confluenza all’altezza del Foro Italico lo stato chimico del «Biondo» risulta buono per tutto il triennio, ma c’è da dire che le sostanze inquinanti rilevate nei due fiumi non sono esattamente le stesse. Poco prima della confluenza, infatti, l’Aniene presenta superamenti per Ampa e cipermetrina, esattamente come il Tevere, ma non di cromo e benzoapirene. Si evidenziano poi mercurio disciolto, arsenico (che però è tipico delle zone vulcaniche e potrebbe essere di origine naturale) e «Pfos», un composto chimico usato nei processi industriali, che nel Tevere non vengono segnalati. Risultati, questi, che sono costanti nel corso degli anni e che lasciano pensare a fonti di inquinamento del Tevere presenti proprio dentro i confini del Raccordo anulare.
«Scarichi abusivi», riassume il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi. «La situazione evidenziata da Arpa è preoccupante e lo è a maggior ragione perché è così praticamente da sempre - sottolinea Scacchi - Il punto è che non stiamo facendo quello che dovremmo fare, ovveromigliorare la depurazione e al contempo andare a caccia di scarichi abusivi, che certamente ci sono, visto che la Capitale non ha un’area industriale tale da giustificare la presenza di certi inquinanti nell’acqua».

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Non se la passano meglio, comunque, altri due importanti corsi idrici che scorrono sul territorio. È il caso del Fosso Galeria, che nella centralina all’altezza di Monte Stallonara presenta superamenti per cipermetrina, Pfos, Ampa, arsenico e terbutrina (un diserbante). Sostanze che hanno reso lo stato del fosso «non buono» per tutto il triennio. Male anche il Fosso di Malafede, antico affluente del Tevere che scorrenei pressi di via Cristoforo Colombo e che Arpa monitora all’altezza della Tenuta presidenziale di Castel Porziano. Nelle sue acque, giudicate chimicamente «non buone», scorrono Ampa e persino piombo.
«È evidente come la qualità delle acque crolla appena si arriva alle aree urbanizzate - ribadisce Scacchi di Legambiente Lazio - Ad aggravare il problema c’è il fatto che i nostri fiumi sono sempre più poveri d’acqua e, di conseguenza, le sostanze inquinanti già presenti si concentrano». Non sfugge però un altro male antico del fiume «sacro ai destini di Roma», ovvero la presenza proprio lungo gli argini di insediamenti di senzatetto e di discariche abusive colme di rifiuti, che spesso vanno a fuoco, ma anche di sfasciacarrozze abbandonati con centinaia di carcasse d’auto arrugginite. Si trovano in particolare all’altezza del Foro Italico e basta un’immagine aerea di Google Maps per individuarli, ma nessuno, da anni, sembra accorgersene.
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