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Truffati con la promessa di un lavoro da vigilante: la denuncia di 170 giovani

Mary Tagliazucchi
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Centosettanta giovani truffati con la promessa di un posto di lavoro si sono rivolti al Codacons e alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di aprire una indagine per truffa e associazione a delinquere.

Nella speranza di un impiego – in un periodo questo dove la crisi economica si fa sempre più sentire – infatti, un’organizzazione piramidale è riuscita ad incassare 75.000 mila euro ai danni di ignari giovani alla ricerca di un lavoro. La vicenda risale a gennaio 2019 quando alcuni dei querelanti sono stati contattati da questo sedicente personaggio (S.P.), con la promessa di essere assunti con contratto a tempo indeterminato per l’affidamento dell’incarico di vigilanza privata – previo svolgimento di alcuni corsi di formazione - prima presso una fantomatica società.

A fine febbraio  2019 – essendo i denuncianti in perfetta buona fede e fiduciosi a breve di conseguire un posto di lavoro di cui ciascuno aveva e ha enorme necessità - si  svolgeva un incontro per mettere a punto le trattative al termine del quale questo ‘illustre’ personaggio si faceva consegnare dai futuri dipendenti una quota (variabile dai 300 e 3.500 euro a persona) per l’acquisto di armi e divise e per le spese sostenute per le iscrizioni e i decreti in Questura. Raggirava i malcapitati a cui ripeteva come un mantra che, chi  pagava di più avrebbe avuto una posizione aziendale più importante (a chi ha pagato 3.500 euro in contanti erano stati addirittura promessi il ruolo di comandante e l’utilizzo dell’auto di servizio una Alfa Romeo Stelvio).

Tutto ciò senza mai ricevere alcuna ricevuta o documento in originale, ma solo ed esclusivamente foto idonee a convincerli della verità e bontà delle promesse fatte.

Peccato però che metà ottobre del 2019 per i centosettanta ragazzi   coinvolti nella truffa venivamo informati che, a causa di alcuni problemi burocratici non meglio specificati, le assunzioni sarebbero state rimandate di qualche settimana. Iniziano così una serie di rinvii, giustificazioni, continui spostamenti della data di assunzione che terminano lo scorso 18 maggio, quando alcuni dei soggetti incappati nel raggiro si recano insieme davanti a quella che sarebbe dovuta essere la sede della Società S.P., scoprendo che non solo tale società non esisterebbe, ma anche che, chi si era qualificato inizialmente come amministratore delegato di una società, altro non era che una semplice dipendente di un call center e avrebbe anche diversi precedenti penali per reati simili.

Di fronte a tale scoperta e alla mancata restituzione dei soldi consegnati in contanti – in totale oltre 75 mila euro – soldi che allo stato attuale sembrano spariti nel nulla, i centosettanta ìgiovani si sono rivolti al Codacons e hanno presentato una formale denuncia in Procura per i reati di truffa e associazione a delinquere.

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