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Emergenza coronavirus a Roma, sono sette gli ospedali che possono riaprire

Non solo il Forlanini ma altri ospedali potrebbero tornare utili per l'emergenza

Alla Regione rispunta la vendita del Forlanini

Non solo il Forlanini. È lungo l’elenco degli ospedali pubblici dismessi che potrebbero essere riaperti nel volgere di poche settimane per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Nella Capitale ci sono anche il San Giacomo, il San Gallicano e il Nuovo Regina Margherita. Nel Lazio ci sono gli ospedali chiusi ai Castelli Romani (Ariccia, Genzano, Albano), e il nosocomio di Anagni. Sette ospedali che potrebbero rivivere.

Da giorni i partiti - da Fratelli d’Italia alla Lega fino al M5S - chiedono alla Regione Lazio di tornare sui propri passi e riaprire le strutture dismesse. Ora si muovono anche i sindaci. I primi cittadini dei Comuni di Anagni, Fiuggi, Acuto, Sgurgola, Paliano, Piglio, Serrone, Trevi nel Lazio e Filettino, ad esempio, hanno sottoscritto un appello al ministro della Salute Roberto Speranza, al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, all’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato «di considerare, alla luce degli ultimi sviluppi dell’emergenza Covid-19, la strategica funzione dell’Ospedale di Anagni».

Nella Capitale, invece, prosegue il pressing per il Forlanini. L’Assemblea Capitolina lo scorso 13 marzo ha approvato una mozione per chiedere alla Regione di riaprire alcuni storici ospedali della Capitale oggi dismessi: oltre al Forlanini, il San Giacomo, il San Gallicano e il Nuovo Regina Margherita. Proprio il San Giacomo era stato ristrutturato appena sei mesi prima della chiusura. Dal Campidoglio si moltiplicano le voci di una presa di posizione forte di Virginia Raggi nelle prossime ore: la sindaca potrebbe chiedere ufficialmente al governatore Zingaretti di riaprire quei nosocomi.

Il centrodestra è mobilitato da settimane. Per Fratelli d’Italia Roberta Angelilli, Giancarlo Rigini e Massimiliano Maselli chiedono di riaprire il Forlanini, con Maselli che chiede di completare la torre del Policlinico di Tor Vergata per ospitare nei sette piani vuoti un nunco grande centro Covid. «Creare più centri Covid nel Lazio è un errore - spiega Maselli - Nella torre di Tor Vergata si potrebbero concentrare con tutti i migliori rianimatori, anestesisti, virologi blindando quell’ospedale e riducendo al massimo le contaminazioni. Che senso ha avere 10 posti da una parte, 8 posti da un’altra. Molti ospedali stanno trasformando le sale operatorie, sospendendo le attività di elezione e d’urgenza, in reparti Covid, con gravi disagi».

Sul tema scende in campo anche il capogruppo di FdI alla Camera Francesco Lollobrigida. «La gestione dell’emergenza Coronavirus nel Lazio rappresenta l’ennesima cartina tornasole della incapacità politica e gestionale della Giunta Zingaretti. Il personale medico e infermieristico è al collasso», spiega Lollobrigida che aggiunge: «La Regione Lazio invece di impiegare i soldi stanziati dal governo per far lavorare il personale in sicurezza e assumere altre unità compra la progettazione di una APP e propone l’utilizzo di strumentazioni per monitorare a distanza i pazienti in quarantena. Ora molto personale medico e paramedico è risultato infetto e quindi in molti reparti di ospedali romani sembra si siano sviluppati dei veri e propri focolai d’infezione, con conseguente carenza di personale, come denunciano ben quattro sindacati dei medici di famiglia, mentre il sindacato dei medici ospedalieri ha presentato un esposto in Procura. I posti letto - continua - sono insufficienti. Invece di riqualificare strutture pubbliche dismesse da poco, si sovvenzionano cliniche private come lo ICC Casalpalocco, ancora non completamente operativo perché ha bisogno dei medici e dei sanitari dello Spallanzani, e il Grassi di Ostia. Stiamo assistendo a una puntata di dilettanti allo sbaraglio peccato che a farne le spese sono i cittadini».

Per il consigliere regionale FdI Giancarlo Righini «il centro Covid del pivato Icc Casalpalocco non è ancora operativo: è quasi un mese che si discute degli interventi per incrementare il numero esiguo delle terapie intensive disponibili nel  Lazio, a quest’ora il Forlanini poteva già essere in funzione. Anche secondo la Uil Sanità «riaprire il Forlanini si può».

Pure la Lega, dal canto suo, chiede la riapertura del Forlanini. Lo ha fatto prima col deputto Claudio Durigon, poi con i consiglieri regionali. «La struttura del Forlanini - spiega Pasquale Ciacciarelli - va riqualificata: potrebbe ospitare, anche in prospettiva, un migliaio di posti letto. Invito la Giunta regionale a mettere in campo un’azione volta a pianificare nei prossimi mesi degli interventi mirati sulla struttura, con tutta una serie di finanziamenti ad hoc fino a farla diventare un centro epidemiologico di eccellenza italiano, per lo studio del Covid-19 ed altri virus del futuro. Ormai è cambiata la storia delle epidemie nel mondo, quindi è necessario oggi cominciare a studiare delle misure per affrontare preparati il futuro». Il leghista Ciacciarelli chiede anche che nel Lazio venga seguito il «modello-Veneto: tamponi per tutti».

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