La sconfitta era stata messa in preventivo, ma non di queste proporzioni. Certo, vincere nel collegio Roma 1, un feudo storico della sinistra, era missione difficile. Nel 2018 alle Politiche Paolo Gentiloni vinse col 45% davanti al candidato del centrodestra Luciano Ciocchetti che arrivò al 35%. Ma con un’affluenza ben diversa: votarono 118mila persone. L’astensionismo è invece una costante delle suppletive e ha indubbiamente favorito il candidato di centrosinistra Roberto Gualtieri, che su 32.880 voti espressi ne ha ottenuti 20.304 (il 62,2%), più del doppio rispetto al candidato del centrodestra Maurizio Leo, che ha preso 8.508 preferenze, fermandosi al 26%, 9 punti in meno rispetto a Ciocchetti. Il centrodestra sulle 218 sezioni componenti il collegio, ha vinto solo in due, quelle di via Parco della Vittoria, zona Trionfale-Camilluccia. Per il resto sconfitta su tutta la linea. Fratelli d’Italia, partito che ha espresso la candidatura di Leo, fa quadrato attorno al tributarista ex parlamentare e lamenta ancora le scorrettezze commesse da Gualtieri in campagna elettorale. «Grazie a Maurizio Leo per lo straordinario impegno che ha profuso in una campagna elettorale molto complessa, in un collegio storicamente difficile per il centrodestra, contro un candidato che per vincere ha dovuto nascondere il simbolo del Pd e ha violato tutte le regole di una competizione leale - commenta la leader di FdI Giorgia Meloni - Gualtieri è scappato dal confronto con Leo sui programmi ma non ha avuto scrupoli a usare il suo incarico di ministro dell’Economia per violare la par condicio e rompere il silenzio elettorale. La Raggi e i grillini hanno fatto finta di avere un candidato e il M5S si è confermato, ancora una volta, l’altra faccia del Pd». E il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli non si fa troppi problemi a parlare di «voto di scambio». «Grandiosa campagna elettorale, soprattuto dal punto di vista dei contenuti - spiega l’esponente di FdI - È stato un voto di apparato non distante dal voto di scambio. Ma ci ha confortato Maurizio Leo». «È stata una campagna elettorale impegnativa, in cui il partito e il suo leader Giorgia Meloni si sono spesi in ogni modo, ma purtroppo sbilanciata: non ero ministro dell’Economia come il mio competitor Gualtieri», spiega dal canto suo Leo, che rivendica: «Il mio è stato un impegno a 360°, su un programma che considero vincente, che ha avuto riscontro ovunque andassi, e che deve avere un seguito: flat tax, semplificazione, sicurezza, lotta all’abusivismo commerciale, decoro urbano. Si perdono le battaglie ma non la guerra, le idee di FdI restano vincenti». Insomma, anche Leo, come tutto il centrodestra guarda già al 2021 e alle elezioni ammistrative. Nella corsa al Campidoglio il centrosinistra parte favorito, ma il voto sul sindaco non è un’elezione suppletiva: ci sono le preferenze, c’è il voto di lista, c’è ’il voto d’opinione. Insomma il centrodestra, col M5S ai minimi termini, si sente certo di andare al ballottaggio e lì giocarsela con la sinistra. Semmai i problemi riguardano l’unità della coalizione. Non solo sul nome di un candidato sindaco che ancora non c’è (come del resto non lo ha neppure il centrosinistra). Lo stesso Leo, parlando della propria campagna elettorale, ringrazia nominalmente Giorgia Meloni e Fabio Rampelli, ma anche «il partito tutto e la sua struttura che si è mossa sia a livello parlamentare che a livello territoriale e la risposta è stata positiva». E gli alleati? Hanno fatto la loro parte? «Devo ritenere di sì, anche se il grosso della percentuale ottenuta credo sia da ascrivere a FdI», chiosa Leo. Parole che soffiano sulla cenere e riaccendono le polemiche tra Lega e FdI. A livello nazionale i rapporti tra i due partiti non sono idilliaci, anzi: ieri il botta e risposta Meloni-Salvini sul «governissimo», mentre nelle ultime settimane tiene banco lo scontro sulle candidature alle elezioni regionali di primavera, col segretario del Carroccio che mette in discussione le candidature di Caldoro (FI) in Campania e di Fitto (FdI) in Puglia e la leader FdI che lo invita a rispettare i patti. A livello locale, invece, Carroccio e Fratelli d’Italia non riescono a raggiungere un accordo sulla candidatura alla presidenza del Municipio XI e sulla scelta dei candidati sindaco nei Comuni della provincia che torneranno al voto in primavera (Albano, Genzano e Colleferro su tutti). Il responsabile organizzativo della Lega a Roma, Fernando Urciuolo, critica apertamente la scelta di Leo da parte di FdI: «Va ripensato il modo di scegliere i candidati». «Spiace molto non essere riusciti ad eleggere Maurizio Leo - dice - Ringraziamo tutti gli elettori che hanno dato fiducia a un progetto diverso rispetto a quanto visto in questi ultimi anni. Certo è però che va ripensato il modo di scegliere i candidati. Queste elezioni confermano infatti che imporre candidati dall’alto non paga e Roma non può permettersi di perdere altro tempo. Bisogna voltare pagina e lasciare da parte battaglie campanilistiche di partito per il bene della città». Una critica aperta a FdI che apre le riapre le ostilità sia per le prossime decisioni da prendere per il Municipio XI e i Comuni dell’hinterland sia per il Campidoglio nel 2021. La reazione dell stato maggiore romano del partito della Meloni non si fa infatti attendere. «Sorprendono le dichiarazioni del responsabile organizzativo della Lega a Roma, Fernando Urciuolo, che ingenerosamente anziché stringersi attorno al candidato del centrodestra Maurizio Leo, e ringraziarlo per la straordinaria campagna elettorale che ha svolto in queste settimane, si presta a fare polemiche inutili. Un’uscita infelice, visto che Urciuolo ben dovrebbe sapere che le elezioni si vincono quando tutti i leader sostengono il candidato unitario della coalizione», contrattaccano Andrea De Priamo, capogruppo FdI in Campidoglio, e il coordinatore romano Massimo Milani. Parole arrivate alle orecchie di Matteo Salvini in persona. Il segretario leghista, parlando coi vertici romani del partito, avrebbe infatti fatto notare di aver organizzato a sostegno di Leo un evento al Palazzo dei Congressi dell’Eur con oltre mille persone e di aspettarsi la stessa cosa dalla Meloni a Terni in vista delle suppletive di domenica prossima. Da FdI però da tempo si fa notare come la governatrice leghista dell’Umbria, Donatella Tesei, non abbia assegnato alcun assessore a Fratelli d’Italia, nonostante il partito della Meloni abbia preso alle Regionali oltre il 13%, facendo entrare però in giunta un esponente della civica, che non è andata oltre il 3%.
Suppletive a Roma Centro: occhio che ritorna il Pd
Alle elezioni suppletive di Roma Centro Roberto Gualtieri trionfa nel collegio-roccaforte Dem

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