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Rifiuti non raccolti, le imprese fanno causa all'Ama per l'immondizia di Roma

Stanchi di sborsare soldi per un servizio carente i commercianti preparano una richiesta di risarcimento pari all'80% della Tari già pagata

Damiana Verucci
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Imprese romane stanche di pagare una tariffa dei rifiuti tra le più alte d'Italia per ritrovarsi la spazzatura fuori dai loro esercizi commerciali, un “porta a porta” che non funziona, bidoncini dell'umido non raccolti in base agli orari stabiliti e quindi maleodoranti per giorni all'interno dei locali. La Cna di Roma ha deciso di farsi carico delle loro istanze e percorrerà a breve le vie legali contro l'azienda municipalizzata il cui bilancio fa già acqua da tutte le parti e che se dovesse perdere, e dunque risarcire gli imprenditori, sarebbe davvero una Caporetto per lei e chissà, forse anche per il Campidoglio. Già perché forse non tutti sanno, spiegano dalla Cna, che «la legge 147/2013 stabilisce che Tari è dovuta nella misura massima del 20% della tariffa in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione conosciuta dell'autorità sanitaria di danno o pericolo alle persone o all'ambiente». Qui sta il bandolo della matassa, secondo l'associazione degli artigiani, che ha già contattato un noto studio legale di Roma “Abv&Partners” per cercare una risposta e “costringere” l'Ama a risarcire gli imprenditori. Se si riuscisse a trovare il modo per invertire il no dell'azienda alle richieste di risarcimento danno fatte da privati cittadini e da commercianti, sarebbero davvero lacrime e sangue dal punto di vista dei conti economici. La Cna porta degli esempi di risarcimento danno degli ultimi cinque anni (tempo limite per poter certificare l'inadempienza dell'azienda) per imprese tipo. Un albergo con una superficie di 520 mq versa un canone annuo di 5.600 euro; se vincesse contro Ama si vedrebbe restituire 22.400 euro, vale a dire l'80 per cento annuo spalmato sugli ultimi cinque anni, laddove riuscisse a dimostrare con foto e varie segnalazioni fatte all'azienda, il mancato adempimento della raccolta rifiuti. Un ristorante di 360 mq che paga invece 6000 euro di Tari riavrebbe indietro 12.800 euro. Infine un artigiano con un locale di 19 mq, che paga 300 euro l'anno, otterrebbe 1200 euro. Moltiplicato per centinaia di ricorsi, si parla ad oggi di oltre 200 possibili ricorrenti, sarebbero davvero cifre di tutto rispetto per risarcimento danni. «La CNA di Roma ha deciso di farsi carico di un'azione collettiva di richiesta di rimborso – spiega il Presidente Michelangelo Melchionno - I disservizi legati al mancato svolgimento delle mansioni di Ama hanno forti ripercussioni non solo in termini di salute, decoro e anche di percezione dell'utenza che vanno a pesare sul volume degli affari degli imprenditori. Tutto questo non è più sostenibile per le nostre imprese, bisogna procedere ad una reale ed efficace chiusura del ciclo dei rifiuti». Lunedì prossimo è prevista una riunione tra Cna e gli imprenditori che vorranno aderire al ricorso alla presenza di un avvocato dello studio contattato che spiegherà loro l'azione risarcitoria. L'idea è quella di proporre una class action contro l'azienda. Di recente, infatti, con la legge n.31 del 2019 è stata approvata una nuova disciplina delle azioni collettive, più ampia delle precedente (che era all'interno del codice del consumo e dunque solo per i consumatori nei confronti dei produttori) sullo schema di quella statunitense.

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