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Manuel Bortuzzo torna al centro federale: "Il mio sogno? I Giochi"

L'incontro a Ostia: "Se avessi davanti chi mi ha sparato riderei"

Davide Di Santo
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"Dove mi vedo tra dieci anni? Penso ancora in televisione, per un motivo o per un altro, ma spero di nuovo in piedi". Lo dice Manuel Bortuzzo, il nuotatore 19enne rimasto paralizzato agli arti inferiori dopo essere stato ferito nella notte tra il 2 e 3 febbraio alla periferia sud di Roma, nel giorno del suo ritorno al centro federale della Fin a Ostia. A chi domanda se sarebbe pronto a incontrare chi gli ha sparato, Bortuzzo risponde: "A me non cambierebbe nulla, ma se me li trovassi davanti magari mi metterei a ridere perché non ha senso quello che hanno fatto. Non si tratta di perdonarli o meno". "Il mio obiettivo era quello di partecipare alle Olimpiadi e non è cambiato: se tutto andrò bene ci andrò", continua Manuel. "Se c'è la speranza di andare ai Giochi? Certo, nella mia testa c'è sempre speranza. Non ho pensato alle Paralimpiadi, voglio prima vedere dove posso arrivare", aggiunge il nuotatore 19enne, rimasto paralizzato agli arti inferiori dopo essere stato ferito nella notte tra il 2 e 3 febbraio alla periferia sud di Roma. "Il sorriso c'era prima e c'è adesso, non sono cambiato. Manuel che piange è molto raro ma ci sono stati momenti, soprattutto a inizio terapia, in cui non riuscivo nemmeno a girarmi sul lettino. Lì sono stato colpito da un po' di sconforto ma ora ci rido su, perché riesco a girarmi benissimo. Sono fortunato che mi sono ripreso al 110 percento - dice in un incontro con la stampa - ok, non ho più l'uso delle gambe, ma sopra sono perfetto. Forse il terrore più grande era quello di non tornare più me stesso".

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