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Il miracolo all'incontrario della Raggi

In pochi mesi è riuscita a farci rimpiangere sindaci e tecnici anche pessimi

Il miracolo all'incontrario della Raggi

Virginia Raggi esce dal tribunale dopo la sentenza (LaPresse)

«Il fatto non costituisce reato», il tribunale ha assolto Virginia Raggi. Siamo contenti per lei sul piano umano e rispettiamo la sentenza, pensando che la Raggi vada condannata non sul piano giudiziario ma sul piano politico e cittadino, per il male che sta facendo a Roma e che è sotto gli occhi di tutti. L’unico guaio di questo processo e questa sentenza è che rischia di rafforzare e blindare un sindaco disastroso. È stato un boomerang processarla, perché ha dato un nullaosta giudiziario d'immagine a un sindaco pessimo e largamente impopolare.

Virginia Raggi è riuscita in un miracolo senza precedenti: nel giro di due anni è riuscita a far rimpiangere sindaci di destra, di sinistra, di centro e tecnici. Anche pessimi. Ma non solo: dopo di lei cresce tra i romani l'invocazione di un sindaco futuro che non sia romano. Sono così scottati e spaventati dalla concittadina che preferiscono avere, oltre un papa anche un sindaco straniero, marziano, coreano, giapponese. Insomma un samurai, un kamikaze. 

’A Raggi è riuscita, lei grillina e perciò fautrice del settore pubblico, a convincere anche i più accaniti sostenitori dei trasporti pubblici della necessità di privatizzare l'Atac, di sottrarla alle mani devastanti del pubblico. Sotto di lei si è arrivati al fallimento perfetto di un'azienda che allo stesso tempo perde soldi, offre disservizi, ha un tasso di assenteismo da record, semina malcontento tra i suoi dipendenti, schiera mezzi obsoleti e mai puntuali con una ricaduta paurosa sul traffico, sui cittadini, sugli studenti che vanno a scuola.

Tutto quel che soffre oggi Roma non nasce certo con la Raggi, ma è una scalinata lunga di responsabilità, come quella di Trinità de' Monti. Però con la Raggi è arrivata all'ultimo gradino, alla Barcaccia. Nulla è cominciato con lei ma tutto è peggiorato con lei. 

Verso di lei non avevamo alcun pregiudizio politico e ideologico, ci incuriosiva e quasi ci tentava la novità che rappresentava, ci faceva perfino tenerezza la sua iniziale timidezza da bambi, quell'aria da cerbiatto spaesato e impaurito, la sua incertezza, la sua inesperienza. 

Ma col passare dei mesi ’a Raggi ha acquisito arroganza e supponenza senza acquistare esperienza e avvedutezza. Non ha saputo neanche appoggiarsi ad altri, non ha saputo scegliersi collaboratori validi, ne ha fatti fuggire tanti. Ha detto di no a ogni occasione di rilancio, ha lasciato incancrenire il degrado e la sporcizia, continuando a fingere che la città stesse migliorando e che le critiche fossero solo frutto di congiure e pregiudiziali antigrilline e antifemministe. L'importante per lei non è il benessere della città, la sua pulizia, ma punire chi lucra sulle discariche, fermare ogni progetto che potesse attirare speculatori. 

Poi, per lisciare il pelo alla sinistra da piazza, tribunale e stampa, la furbetta si è buttata sull'antifascismo, sull'antirazzismo, sull'antisessismo e l'omofobia. Il risultato è una giunta-mostriciattolo che si allinea al politicamente corretto e lascia degradare la Capitale. Altro che Rivoluzione, caro Vespa. E' emersa la sua totale, vistosa, imbarazzante inadeguatezza e incapacità.
A tutto questo si aggiunge la nefasta influenza del suo movimento che anziché sostenerla con buoni consigli, guidarla o almeno dissuaderla dai suoi errori, l'ha sostenuta negli errori più grossolani, nell'intransigenza più ottusa, nelle bufale e nella falsa percezione di una città migliorata, lasciandola poi in balia del caos amministrativo. Salvo poi rimettere il giudizio su di lei a quell'allucinante tribunale interno che è il codice etico, di impostazione cretino-giacobina. Un vero codice etico dovrebbe partire da un principio: la premessa dell'onestà è essere adeguati ai compiti ai quali ci si candida, non coprire ruoli che non si è in grado di esercitare. Ma nel magico mondo grillino non contano la qualità e la qualificazione, la competenza e i risultati, l'esperienza e i curricula; conta solo un'idea puerile e apparente di onestà, di purezza movimentista e di adesione al suo codice e alle sue password. Per i grillini non contano le opere ma le intenzioni, e più delle opere contano le omissioni, cioè il dire di no alle imprese. Ma non basta non rubare o rispettare solo formalmente il codice e l’immacolata concezione della politica: se non sei in grado di guidare la città, se la lasci degradare e se rifiuti ogni possibile occasione di rilancio, danneggi in modo ben più grave e irreparabile la cittadinanza. E’ questa la Raggi da cancellare a suon di voti, non di sentenze

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