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Infettò 19 donne con Hiv, inizia il processo a Roma

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Katia Perrini
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«Nessuno può né deve decidere delle vite altrui. Valentino andava fermato per evitare che altre decine di donne potessero ritrovarsi a fare i conti con l'hiv, come succede oggi a me». Così Silvia, il nome è di fantasia, spiega a LaPresse perché ha deciso di denunciare Valentino Talluto. L'uomo, 32 anni, sieropositivo, è accusato di epidemia dolosa e lesioni gravissime nel processo che si apre stamani a Roma. Talluto è stato arrestato nel novembre del 2015 per aver contagiato, in dieci anni, decine di partner con rapporti non protetti, pur essendo a conoscenza della sua condizione di sieropositivo. Il processo che si apre oggi davanti alla Terza Corte d'Assise, nell'aula bunker di Rebibbia, nasce dall'inchiesta coordinata dal pm Francesco Scavo ed è il primo in Italia per "epidemia dolosa" legata all'hiv. «Il sesso va fatto consapevolmente. Bisogna proteggersi e proteggere, non basta guardarsi in faccia. L'hiv non ce l'hai negli occhi!». Questo l'appello lanciato da Silvia che stamani, insieme ad altre 17 vittime di Talluto, seguite dall'avvocato Irma Conti, si costituirà parte civile nel processo a carico dell'uomo.

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