Arrestato Mollica ras degli appalti e delle imprese
Sequestrati soldi e immobili per 108 milioni di euro
Bancarotta, intestazione fittizia di beni ed estorsione. Di questi reati risponde l'imprenditore siciliano da anni a Roma, Pietro Tindaro Mollica, ben addentrato nel settore degli appalti pubblici su scala nazionale. Ieri mattina il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza lo ha arrestato su mandato della Procura della Repubblica. Ben 108 milioni di euro, tra beni mobili e immobili, sono stati posti sotto sequestro. Nell'inchiesta risultano iscritti nel registro delle notizie di reato anche Pasquale Marra, amministratore della società Dm Lavori srl, Pasquale Amato, amministratore unico della Trivella srl, e Alessandro Lambiase, legale rappresentante della Consorzio stabile Aedars scarl che si sarebbe aggiudicato commesse, allo stato ancora in fase di esecuzione: spiccano quelle indette dall'Adr-Aeroporti di Roma spa, dal Comune di Ciampino, Anas Spa Sicilia, e poi Regione Sardegna, dProvincia di Reggio Calabria, di Siracusa, dal Comune di Sessa Aurunca (CE), Rosarno (RC), con un valore attuale degli appalti già vinti pari ad oltre 118 milioni di euro. L'inchiesta ruota attorno al fallimento della Trivella srl, una società il cui passivo ammonta a 3 milioni 258mila 857 euro, con un attivo costituito da automezzi pari a 11mila 600 euro. Stando agli accertamenti investigativi, l'operazione illecita avrebbe riguardato la Trivella srl. In particolare, è l'accusa, «Amato in qualità di amministratore unico della Trivella, dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Roma del 2012, Marra in qualità di amministratore della Dm Lavori, Mollica in qualità di amministratore di fatto dell'Ambiente Servizi Italia, società che incorporava la Dm Lavori, distraevano, l'azienda della fallita costituita da attestazioni Soa (Società di attestazioni per la partecipazione a lavori pubblici, ndr) appalti affidati e in esecuzione, rapporti contrattuali e automezzi. La distrazione avveniva mediante la stipulazione in data 11 magio 2011, di atto formalmente denominato cessione di ramo azienda, in sostanza cessione di azienda al prezzo pattuito di 11mila 882 euro», non corrispondente al vero. Dietro tutta l'operazione ci sarebbe stato Mollica. Secondo il gip, che ha accolto le richieste d'arresto della Procura «la sua pericolosità e, pertanto, l'elevato e concreto rischio di continuazione nella commissione dei reati, emerge pacificamente dalle condotte delittuose» riscontrate dalle indagini delle Fiamme gialle. Mollica, inoltre, è stato «condannato in primo grado per il reato di bancarotta fraudolenta aggravata (5 anni e sei mesi di reclusione) insieme alla moglie Maria Casamento (tre anni di carcere)». Infine, dagli «atti della Procura è facilmente evincibile come Mollica» applichi un vero e proprio «metodo delinquenziale». Quanto agli altri indagati, il gip ritiene che siano «tutti pedine in mano al Mollica», in quanto agiscono esclusivamente su sua disposizione.
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