Ha scelto la giornata meno adatta il sindaco Marino per rivolgere l’appello al governo sulla situazione economica della Capitale. Anche se, come lo stesso primo cittadino ha precisato «un governo pur sempre ci sarà in questo Paese». Le elezioni che di fatto hanno comportato sinora la spesa in dodicesimi del bilancio capitolino, il mancato trasferimento di 800 milioni da parte del governo e un drammatico zero accanto ai trasferimenti per il trasporto pubblico, rendono decisamente complessa la stesura della manovra finanziaria. Talmente complessa da indurre Marino a un appello a governo e parlamentari di Roma affinché sia riconosciuta la dignità di Capitale, ovvero il contributo statale agli oneri che la città subisce in quanto, appunto Capitale. Un appello accolto in modo bipartisan, dal segretaro regionale Pd, Enrico Gasbarra a quello Pdl, Vincenzo Piso, fino al presidente della Regione Zingaretti. I debiti annunciati dal sindaco ammontano a 867 milioni di euro, di questi appunto 800 riguardano il mancato trasferimento delle risorse pattuite dall’allora sindaco Alemanno e dall’ex premier Berlusconi, poi tagliate da Monti e in parte rispristinate dal Decreto Salva Italia che tuttavia è arrivato troppo tardi per frenare la ripresa della crescita del debito. Una situazione che la nuova amministrazione intende affrontare con tagli e cessione del patrimonio immobiliare. La delibera per l’alienazione immobiliare è quasi pronta, assicura il vicesindaco con delega al Patrimonio, Luigi Nieri, e porterà nelle casse capitoline 200 milioni di euro. Un taglio netto ci sarà nelle società inutili che verranno messe in liquidazione e le spese riservate al gabinetto del sindaco scenderanno da 7,3 milioni a 500 mila euro. Ancora, verranno recuperati 105 milioni dagli affitti passivi e verrà avviata una verifica contabile delle partecipate e, se necessario, rivisti i contratti di servizio. «Non possiamo tagliare ovunque però - garantisce Marino - per questo serve uno sforzo comune da parte di tutti, delle romane e dei romani ma soprattutto dei parlamentari e del governo che non possono lasciare Roma da sola». Tagli da una parte per limitare le uscite, ma come aumentare le entrate è la vera sfida di un assessore al quale ieri Marino ha confermato urbi et orbi fiducia. Le voci sulle dimissioni di Daniela Morgante infatti avevano fatto pensare al peggio. Per questo lo stesso sindaco nell’annunciare di aver trovato una quadra nella stesura del bilancio ha tenuto a specificare «grazie all’intelligenza, la sapienza, la preparazione dell’assessore». Sull’aumento delle tasse tuttavia non c’è certezza. Tranne sull’aliquota Irpef.«Lo dico con chiarezza - dice Marino - non aumenteremo l’Irpef». Sul resto invece, come strisce blu, Imu, Tares, Tassa di soggiorno la discussione è aperta. Molto, se non tutto, dipende proprio dal governo che tuttavia nei prossimi giorni si suppone sia occupato in altre vicende. Il bilancio comunque si farà, la differenza per i romani è tutta in quegli 800 milioni di euro che spetta al governo "risarcire" alla sua Capitale.
Tagli e nuove tasse nel bilancio Marino batte cassa al Governo
Il mancato trasferimento di risorse statali mette in crisi la Capitale
