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«Malagrotta è un panettone a cui manca solo la glassa»

Lettera aperta Nella missiva datata 26 settembre e indirizzata alle istituzioni e anche ai romani l’imprenditore Manlio Cerroni ribadisce le sue verità soprattutto dopo che sono girate cifre inesatte...

«Malagrotta è un panettone a cui manca solo la glassa»

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Lettera aperta

Nella missiva datata 26 settembre e indirizzata alle istituzioni e anche ai romani l’imprenditore Manlio Cerroni ribadisce le sue verità soprattutto dopo che sono girate cifre inesatte sui costi dell’operazione Malagrotta che invece «è stata la fortuna e la salvezza di Roma»

«Malagrotta è come un panettone, e non è pronto fino a quando non ci si mette sopra la glassa». E per la«glassa», che nella metafora usata dal patron dei rifiuti Manlio Cerroni starebbe per il "capping", è ancora presto: «Prima si devono riempire tutti gli spazi disponibili». Operazione che, nei fatti, non corrisponderebbe a una proroga: «Malagrotta non ha bisogno di nessuna nuova autorizzazione, ne ho qui una borsa piena per le volumetrie residue!». Circa 250mila metri cubi, e cioè ancora qualche mese di vita per la discarica più grande d’Europa.

Alla vigilia della programmata chiusura di Malagrotta, il proprietario ha scritto una lettera aperta alle istituzioni, locali e nazionali, e ai romani. Tema: i soldi. Non ha gradito, in particolare, lo "scivolone" - ripetuto in consiglio regionale e in commissione Ambiente - sulla stima dei costi del conferimento in discarica. 66 euro, si è detto. Cerroni precisa che «l’importo è stato notevolmente inferiore - scrive sul fax urgente - pari a 46,890 euro a tonnellata, una differenza abissale rispetto al prezzo di mercato che ha fatto risparmiare i romani: Malagrotta, dagli anni ’80 a oggi, ha rappresentato la fortuna e la salvezza di Roma, con benefici economici per la cittadinanza di circa 2 miliardi di euro (4mila miliardi di lire)». Dunque «oggi, in vista della sua chiusura, in nome di quella verità che tutti invocano, ci sarà mai qualcuno che avrà il coraggio di dare atto di tutto ciò?».

Avvocato Cerroni, oggi il problema sono i suoi rifiuti, frazione organica e scarti, che non si sa dove collocare: continuerà a portarli a Malagrotta anche dopo il 30 settembre?

«Ci sono due o tre soluzioni in campo, questa è una di quelle. Però attenzione, non si tratterebbe di mandarli in discarica, ma di completare il panettone. Per capirci, le faccio l’esempio del vino».

Prego...

«Abbiamo a che fare con una botte che può contenere 25 barili, ora ce ne sono 24 e mezzo. Per chiuderla, cioè per fare il capping, serve quel mezzo litro».

Però lei stesso esclude un’altra, l’ennesima, proroga per Malagrotta.

«Ripeto, non è una proroga. Malagrotta è una botte. E per riuscire a sigillarla serve anche quel mezzo litro di vino, altrimenti non si può fare il capping, cioè coprirla, e senza capping non si possono mettere gli alberelli».

In alternativa, il comune e quindi l’Ama dovrebbero pagarla di più per trasportare i suoi rifiuti altrove, ha stimato un costo di circa 3 milioni di euro al mese, è fattibile?

«Tutto è fattibile, il problema è che ci sono pochi soldi».

Roma come Napoli?

«Questo me lo deve chiedere dopo l’incontro con Zingaretti (Oggi, ndr), ma no, non penso: io ho idee e programmi chiari, i politici fanno un altro lavoro, se permette sono io il monnezzaro mondiale quindi se le mie soluzioni saranno accettate credo che Roma non rischia alcuna emergenza.

I politici però continuano a fare una promessa, Malagrotta il 30 chiuderà, a lei cosa hanno detto che faranno?

«Cosa fanno i politici a me non interessa, possono fare qualunque cosa, qui nella mia borsa ho tutto, gli atti, le autorizzazioni, i politici non possono farci niente. Lei semmai mi deve chiedere il mezzo litro come riesco a metterlo».

Le giro la domanda allora...

«Ce lo metto perché la botte è autorizzata per 25, e non per 24 e mezzo, e quindi non ha bisogno di nessuna autorizzazione per metterci questo mezzo litro. Elementare, Watson!».

Mezzo litro restante, dice, lei andrà mai in pensione?

«No, avessi voluto l’avrei fatto 25 anni fa, morirò in piedi sul lavoro».

Comunque a Malagrotta si sta chiudendo, almeno a parole, un ciclo: le dispiace?

«No, anzi, non vedo l’ora di trasformare tutto in un bosco. Ma siccome Malagrotta non è un calzaturificio, che si chiude col lucchetto, servirà tempo. Se il buon Dio mi darà salute riuscirò magari tra 5 anni anche a vedere quest’ultimo "cadeau" da lasciare ai romani».

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