n Assessore Caudo, cento giorni in Campidoglio, pochi o troppi? «Cento giorni belli faticosi nei quali ho avuto più di trecento appuntamenti con imprese, comitati, cittadini». Che idea s’è fatta? «Contrariamente alle apparenze ho trovato un tessuto imprenditoriale solido e propositivo, pronto ad accettare la sfida di un rilancio economico che non può non passare per un cambio di rotta, anche culturale, sull’urbanistica. Non so se Roma vincerà la candidatura per le Olimpiadi 2024 ma quello che è certo è che nel 2025 ci sarà il Giubileo». Un cambio di rotta in che senso scusi? «Nel senso che l’urbanistica non può essere la moneta delle imprese fine a se stessa ma deve implicare sostegno e sviluppo della città in tutti i suoi aspetti, dall’edilizia al sociale, dai servizi all’innovazione». Gli unici due atti che risultano ad oggi a sua firma sono una memoria e una delibera. Con la prima si individuano cinque aree strategiche di intervento finalizzate al reperimento dei Fondi europei, con la seconda si decide di non dare seguito all’individuazione di nuovi Ambiti di riserva, finalizzati al reperimento di aree per l’attuazione del Piano Comunale di housing sociale. Qual è la linea? «Il ritiro del bando per l’individuazione degli Ambiti di riserva è un atto di chiarezza e di un indirizzo diverso che questa amministrazione vuole dare. Erano state selezionate circa 180 proposte di aree per circa 2.400 ettari, la quasi totalità dei quali nell’agroromano. Un’ipotesi irricevibile». Come risolvere l’emergenza abitativa allora? «Innanzitutto occorre chiarire che l’emergenza abitativa va scomposta almeno in tre segmenti: ci sono le tremila famiglie con dieci punti nelle graduatorie, poi c’è la domanda di alloggi in affitto a canone accessibile e poi c’è il sostegno anche all'acquisto destinato ad alcune figure in particolare. Utilizzare in modo strumentale l’emergenza abitativa non mi sembra né utile né corretto. È opportuno invece parlare di alloggi a costo accessibile e su questo intendiamo muoverci, nella direzione della rigenerazione urbanistica. In tutti gli interventi ci impegnamo a prevedere una quota di residenze». Ecco, si parla tanto di «rigenerazione urbanistica», ci vuole spiegare finalmente cos’è? «Guardi, le faccio un esempio. L’asse che va dal Policlinico alla Stazione Tiburtina, fino a Pietralata rappresenta oggi l’area di rigenerazione urbanistica più grande d’Europa. Si possono attuare interventi mirati per la riqualificazione e riconversione di aree, rendendole usufruibili in termini di servizi per i cittadini e alloggi. Altro esempio, i Print, il Piano Regolatore del 2008 ne prevede 162, non tutti si potranno realizzare. Stiamo lavorando su cinque sei da portare in attuazione e contemporaneamente attivare interventi mirati in attuazione diretta, ovvero con il permesso a costruire collegato alla realizzazione di servizi». Tra i progetti più importanti che rientrano nell’idea di rigenerazione urbana, quello delle caserme. Un progetto che valeva 500 milioni di euro e per il quale c’è un protocollo già siglato. «Il protocollo ereditato dalla precedente Giunta è decaduto, abbiamo ricominciato da capo. Abbiamo già avuto importanti contatti con il ministero della Difesa. Su quel protocollo erano indicate 15 caserme, il nostro impegno è di chiudere almeno per sei, a partire da quella di via Guido Reni che ci consentirebbe di avviare la riqualificazione dell’asse Flaminio. Parliamo di cinque ettari dei quali almeno un 20% si potrebbe destinare a residenze». Avete individuato 114 aree in cui intervenire, che tipo di destinazione hanno, sono pubbliche? «Abbiamo individuato aree nei quartieri di edilizia pubblica che possono essere offerte ai privati per realizzare alloggi sociali e servizi». Non crede che bloccare la variante al Prg sul riconoscimento dei diritti edificatori nell’area di Casal Giudeo possa risultare una mossa azzardata? «In quella delibera sono stati rilevati dei profili di illegittimità che vanno sanati, compito che spetterà poi all’Assemblea capitolina assolvere». Visto che le compensazioni edilizie sono norme del Prg, come intende attuare quelle residue rimaste per troppi anni sulla carta? «Il Piano regolatore generale verrà attutato così come tutti gli strumenti previsti». I suoi rapporti con la maggioranza? Secondo indiscrezioni non sono idilliaci. «Lo considero un rapporto pacifico in una fase in cui si vanno formando nuovi equilibri». L’urbanistica, in particolare l’edilizia, rappresenta un settore vitale per l’economia, come sostenerla? «Mi ritrovo con 700 permessi a costruire pronti e non ritirati. Questo è un chiaro segnale di sofferenza delle imprese. Propongo dunque un patto civico tra Comune, imprese e banche affinché si possa facilitare l’accesso al credito e arrivare a quella liquidità necessaria per rimettere in moto l’intero settore».
«Non bloccherò il Prg Un patto con le banche per far ripartire le gru»
L’emergenza abitativa riguarda 3mila persone Pensiamo invece agli alloggi a costi accessibili
