Un parere legale prima di dare seguito ufficialmente alla richiesta del sindaco Marino sulla vicenda della presidenza di Multiservizi spa, la società partecipata al 51% da Ama e dunque dal Comune di Roma, che eroga servizi dal trasporto scolastico alla manutenzione dei giardini. Così il presidente Ama, Piergiorgio Benvenuti ha risposto alla lettera del primo cittadino in merito alla nomina di Franco Panzironi, nel 2001, a presidente della Multiservizi. In Campidoglio infatti non risulta alcun atto dell’allora sindaco Alemanno nonostante l’articolo 16 dello Statuto affidi al primo cittadino tale funzione. Un vero e proprio rebus sul quale aleggia l’ombra del danno erariale. Se la nomina del presidente, e si suppone dunque dell’intero Cda di Multiservizi, non risulta legalmente valida gli atti fin qui compiuti dallo stesso potrebbero risultare nulli. Una bella matassa da sbrogliare per una società che, tra l’altro, mostra sul sito internet un bilancio «sociale» fermo al 2006 e un modello organizzativo al marzo 2008. Panzironi, già amministratore delegato dell’Ama e contestualmente presidente della Multiservizi, nel 2001 si dimette dall’azienda coinvolta nello scandalo parentopoli, vicenda per la quale non solo lo stesso Ad è sotto processo ma il Comune di Roma si è costituito parte civile. Una vicenda dunque, quella della nomina e della permanenza di Panzironi alla Multiservizi, che sfiora il paradossale. Il 30 settembre è convocato il Consiglio di amministrazione Ama, probabilmente entro quella data, il presidente Benvenuti, esponente di Fratelli d’Italia, avrà il quadro più completo (soprattutto dal punto di vista legale) e potrà sottoporre la decadenza di Panzironi dalla guida della Multiservizi. Sarà dunque questo il primo vero spoil system sulle aziende capitoline targato Marino. Un cambio vertici politicamente necessario ma economicamente svantaggioso. Secondo le norme di legge infatti l’uscita dei manager prima della scadenza naturale obbliga al pagamento dello stipendio fino alla decadenza del contratto. Nel caso di Panzironi ad esempio fino alla primavera. Lo stesso problema che sembra frenare anche il benservito ai vertici Atac, per i quali si profilano "gettoni d’uscita" di milioni di euro. Questo, unitamente a una situazione politica confusa della maggioranza al governo capitolino, farebbe prendere tempo a sindaco e partiti. E per questo l’Assemblea capitolina stenta a mettersi in moto. Alle ragioni sulle "ferie forzate" dei lavori d’Aula di diversi autorevoli esponenti della maggioranza che puntano il dito sulla carenza di delibere prodotte dalla giunta, si contrappone proprio quella della riforma delle aziende capitoline. La delibera, varata dalla giunta il 19 luglio prevede, tra l’altro, amministratore unico, Cda più snelli e autorizzazione obbligatoria dell’Aula per contratti di finanziamento superiori ai 12 mesi. Un problema politico, non solo fermo in commissione Bilancio ma messo nel cassetto in attesa, forse, di tempi migliori. Insomma, se con il presidente della Multiservizi la strada sembra spianata dallo statuto, per il resto ci vorrà un accordo che al momento la maggioranza non sembra in grado di raggiungere.
L’Ama «cede» la testa di Panzironi
Benvenuti sottoporrà la decadenza al Cda del 30 settembre
