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Il giudice al Comune: "La sicurezza a Monti non venne garantita"

Alberto Bonanni, il giovane romano brutalmente picchiato a Roma nel quartiere Monti, il pub vicino al quale sono accaduti i fatti e familiari e amici del ragazzo all'ospedale San Giovanni

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L'aggressione al musicista Albero Bonanni poteva essere evitata. Il giovane chitarrista in coma per le percosse ricevute al rione Monti la notte tra il 25 e il 26 giugno dello scorso anno è stato picchiato poiché il Comune non ha garantito la sicurezza per le vie del centro storico. È quanto ha sostenuto ieri il giudice dell'udienza preliminari Anna Maria Fattori che ha respinto la richiesta di Roma Capitale di essere parte civile nel procedimento sul pestaggio di Alberto Bonanni, ridotto in fin di vita per i calci presi una volta che era in terra. Dura, dunque, l'ordinanza del gup, che ha sottolineato nel provvedimento due aspetti differenti sui quali ha basato la sua decisione. Da una parte, spiega il giudice, ci sarebbe la mancanza di legittimazione attiva per l'ammissione della parte civile, dall'altra la non esistenza di «alcun danno d'immagine alla città e dei diritti della cittadinanza» e il fatto «si è potuto verificare per difetto di adeguata tutela della sicurezza delle vie del centro storico garante sull'amministrazione comunale e ciò si pone come condotta omissiva». «Sono rimasto molto male per la decisione presa dal giudice anche perché, cosa c'entra la mancanza di sicurezza?». A parlare è Evaristo Bonanni, padre del musicista. Per il genitore, infatti, «la questione non è la presenza o meno dei vigili: anche se ce ne fossero stati mille, non è che possono controllare ogni angolo, certi episodi purtroppo accadono. L'unica cosa che c'è rimasta da fare è quella di costituirci noi parte civile e poi si vedrà cosa accadrà». E ancora: «Ho la sensazione, però, che se la siano voluta prendere con il Comune parlando della questione decoro, ma anche la violenza va contro il decoro e questo è stato un atto di violenza». Le parole del giudice sono state subito commentate anche dal Comune: «Non vogliamo strumentalizzare le parole del padre di Alberto a cui ribadiamo la nostra solidariertà e vicinanza - ha detto Giorgio Ciardi, delegato alla sicurezza di Roma Capitale - tuttavia rimaniamo stupefatti e increduli per la non ammissione dell'istanza di parte civile con motivazioni che, con tutto il rispetto che si deve alla pronuncia di un giudice, non possono che far rimanere basiti». Il rischio che potrebbe correre il Comune è quello di essere citato come responsabile civile dalla difesa di alcuni imputati: l'avvocato Fabrizio Gallo, che assiste Carmine D'Alise, accusato di tentato omicidio aggravato assieme a Christian Perozzi, Brian Bottigliero, Massimiliano Di Perna e Mario Biscossi, non ha escluso questa possibilità alla luce del provvedimento del giudice. Il processo è stato aggiornato al prossimo 14 maggio: D'Alise e Perozzi hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di pena pari a un terzo. Ad assistere i familiari di Bonanni, ancora in stato di coma dalla sera del pestaggio, sono gli avvocati Gaetano Scalise e Federica Mondani. «Il Campidoglio si ricostituirà parte civile nel processo contro i quattro imputati per l'aggressione di Alberto Bonanni», ha infine replicato Roma Capitale riferendosi a chi seguirà invece il rito ordinario.

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