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Un residence al posto del convento

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Perquesto 16 persone, tra cui anche dipendenti comunali, rischiano il processo. Il pm Maria Cordova ha chiesto il loro rinvio a giudizio. Sull'istanza si pronuncerà il gup Simonetta D'Alessandro. Corruzione aggravata, abuso d'ufficio, falso ideologico, violazione di norme del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, i reati contestati a seconda delle posizioni processuali. L'edificio fino al 2004 ospitava ed era di proprietà delle suore francescane alcantarine: un antico convento con affreschi in via della Cisterna, a Trastevere. Comprato da una società ritenuta di comodo dagli inquirenti, negli anni successivi sono state chieste Dia per poter modificarne la struttura, frazionandola, e il cambio di destinazione d'uso a edificio residenziale. Una variazione, per l'accusa, possibile grazie all'intervento di Francesco Febbraro, all'epoca direttore del IX dipartimento del Comune, nonché a quello di funzionari e ispettori dell'Ufficio condono edilizio attivati dal costruttore Antonio Pulcini, che avrebbe dato a Febbraro, a un prezzo inferiore a quello di mercato, un appartamento con posto auto nell'edificio. Gli atti chiamano in causa cinque dipendenti dell'Usce che hanno istruito la pratica di sanatoria con rilascio di condono, i tre tecnici del IX Dipartimento che hanno istruito le Dia con riferimento agli anni 2004, 2004 e 2007, due amministratori della società Madi/Tulipano Bianco, due progettisti che hanno redatto le Dia, un costruttore titolare della «Socori srl». Di falso è accusato un vigile che avrebbe redatto una falsa informativa in cui spiegava che non era possibile risalire alla data di realizzazione di soppalchi al secondo piano dell'immobile.

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